Sfida sul testamento biologico Ruini guarda al nuovo fronte

di Francesco Verderami
Colloqui riservati dell’ex presidente Cei con i politici dei Poli
La battaglia sui Dico formalmente è ancora in atto, ma c’e un altro fronte, su un altro tema eticamente sensibile, che sta per aprirsi in Parlamento, e che sarà foriero di un ulteriore scontro, forse il più aspro tra cattolici e laici: quello sul testamento biologico. L’argomento è stato al centro di alcuni colloqui riservati tra il cardinal Vicario Camillo Ruini ed esponenti politici di maggioranza e opposizione.

All’indomani della manifestazione di piazza San Giovanni, Ruini è parso molto compiaciuto per il successo dell’evento, e già prima di ieri considerava sventato il pericolo che il provvedimento sulle unioni di fatto potesse diventare legge, quasi prevedesse le dichiarazioni di Piero Fassino e quelle più nette di Clemente Mastella, per il quale «i Dico sono definitivamente affossati». Semmai a preoccupare Ruini è il confronto al Senato sul testamento biologico, che ritiene il vero nodo del contendere. Perciò il cardinale ha invitato i suoi ospiti a concentrare tutta la loro attenzione su una materia a suo modo di vedere delicatissima e decisiva, e su cui gia in aprile la Cei aveva posto rigidi paletti «per evitare uno scivolamento verso l’eutanasia». A detta di Ruini è necessario che il legislatore si muova con estrema cautela per delimitare il perimetro delle norme, altrimenti il rischio è che il processo diventi ingovernabile. Mette nel conto che il confronto sarà più difficile e più duro di quello sui Dico, perché mentre il provvedimento sulle coppie di fatto -a suo giudizio- era e resta impopolare, la sfida sul testamento biologico è più sottile e potrebbe far breccia nell’opinione pubblica. Come ha dimostrato il caso Welby, che ha ingenerato -secondo Ruini- un’errata e pericolosa sovrapposizione tra accanimento terapeutico e, appunto, eutanasia. «Ora inizia un’altra partita», annuncia il teodem Enzo Carra, che loda «l’intelligenza con cui il cardinal Vicario ha saputo capire a suo tempo il risultato del referendum sulla fecondazione assistita. Quella consultazione ha segnato uno spartiacque, e il Family day non è stato che il secondo tempo dello stesso match». Per il deputato della Margherita, Ruini aveva commesso «un errore a esporsi in prima persona» nella fase iniziale dello scontro sui Dico: «Il motivo? Non si fidava dei politici». Francesco Cossiga – che definisce Ruini «il vero artefice della manifestazione» -racconta che «a fronte delle riserve della Comunità di Sant’Egidio, delle Acli, dei Focolarini, dovette intervenire il Papa per far dare il via libera». Da allora l’ex presidente della Cei è stato sempre un passo indietro, «facendo tesoro» -secondo l’ex capo dello Stato- di quanto accadde in Spagna: le gerarchie ecclesiastiche lì scesero in piazza per manifestare contro Zapatero, che aveva varato la legge per i matrimoni delle coppie gay; a piazza san Giovanni invece non c’è stata traccia di vescovi, e all’evento non è stata data un’impostazione anti-governativa. «A piazza san Giovanni -dice Carra- il mondo cattolico ha dimostrato di esser diventato adulto». E ora -spiega Savino Pezzotta- «la gente ha fiducia della Chiesa come istituzione». Secondo l’organizzatore del Family day «questo carica la Chiesa di responsabilità laica e le impone di trovare forme e modi per farsene interprete». In Parlamento non sarà indolore la battaglia sul testamento biologico, una battaglia che Cossiga considera «la più importante»: «Il Vaticano teme che frani la diga. Perciò ha bloccato i Dico, per evitare che si aprisse una falla sul testamento biologico. E se la falla si fosse aperta, si sarebbe precipitati dentro il burrone. Chi pensava che dopo il divorzio si sarebbe arrivati alla legge sull’aborto?». La sfida è gia iniziata, finora lo scontro si è limitato a scaramucce di frontiera, ma la pattuglia dei teodem al Senato è in stato di allerta. «È bene riflettere approfonditamente per evitare una deriva eutanasica», spiega il senatore Luigi Bobba. Il parlamentare della Margherita è firmatario del ddl presentato da un’altra teodem, Paola Binetti, che ha riproposto i paletti già fissati dal cardinal Javier Barragan, alla guida del Pontificio consiglio per la pastorale della Salute. La linea di demarcazione è netta, e tra i limiti ce ne sono alcuni definiti «invalicabili»: l’alimentazione, l’idratazione e l’ossigenazione del paziente non possono essere derubricate a cure; eppoi tocca al medico e a un comitato di bioetica, non al malato terminale, valutare il confine di accanimento terapeutico. Argomenti su cui il presidente della commissione Sanità del Senato, Ignazio Marino, ha espresso il suo dissenso, in polemica con l’ex presidente del Comitato nazionale di bioetica Francesco D’Agostino: «Non concordo con l’idea -scrisse in una lettera pubblicata dal Corriere in aprile- che spetti al medico l’ultima parola sulle terapie da somministrare a un paziente nella fase terminale, quando esiste un testamento biologico». Marino è un luminare cattolico, ed è stato eletto nelle file dei Ds. E’ facile immaginare che questo nuovo fronte, su un tema eticamente sensibile, possa provocare altre fibrillazioni nell’Unione e soprattutto nel Partito democratico. «Mi auguro si proceda con cautela e gradualità», aggiunge Bobba: «Non vedo perché si debba correre… E vorrei si facesse un’attenta riflessione su quanto è accaduto a piazza san Giovanni, se non si vuole lasciare quella piazza alla destra». Ruini è stato chiaro con i suoi interlocutori, ed è singolare che -parlando a un dirigente del centrosinistra- abbia proposto lo stesso interrogativo sollevato da Pezzotta durante il colloquio con Rutelli: «Francesco, pensi davvero che i cattolici possano trovar spazio nel Partito democratico?». Si sarà trattato di una coincidenza.