E mentre dal Veneto anche Raffaele Zanon è sulla stessa lunghezza d’onde, si fa avanti Daniela Santanchè: «Anche i leader devono confrontarsi. Quando ci sono scelte importanti da fare vanno discusse prima di essere annunciate: c’è davvero troppo cesarismo nei partiti». Insomma, quello dei larussiani sembra un attacco corale. Con quale obiettivo? Certamente non quello di sostituire Gianfranco Fini alla guida del partito, ma, altrettanto certamente, quello di indebolirlo.
La scommessa è quella dell’assemblea nazionale, già fissata all’inizio di luglio, momento in cui se non ci sarà la resa dei conti, si dovranno comunque ridisegnare gli equilibri interni del partito, anche alla luce del risultato del referendum. Ieri Gianfranco Fini, da Bucarest, ha confermato i contenuti dell’intervista al Corriere sostenendo «la piena legittimità dell’astensione» ma al tempo stesso continuando a criticarlo: «Giudicarlo non educativo credo che appartenga alla libertà di valutazione che ognuno deve avere». E, rivolto al suo partito: «C’è un’oggettiva tendenza ad ingigantire le questioni».
Certamente la battuta non piace a Gianni Alemanno che continua a promettere battaglia: «Avremo modo di discutere dopo il 12 giugno». E non piace anche a Francesco Storace, durissimo con il presidente del partito: «Si dice che Fini sia solo. Può darsi. Ma è una sensazione che ho provato anch’io quando il vicepremier pronunciava a Gerusalemme espressioni purtroppo indimenticabili». Anche i cattolici del partito continuano ad esprimere il loro netto dissenso, da Alfredo Mantovano preoccupato per una possibile «deriva zapaterista» a Publio Fiori che parla di «crisi irreversibile» e avverte: «Se Fini non cambia, chi non può accettare la sua posizione se ne andrà». Gustavo Selva osserva amaramente: «Fini si è schierato con principi etici opposti a quelli per cui ci siamo trovati insieme a formare An».
Ma anche fuori del partito si continua a discutere. Soprattutto dell’accusa finiana di «manovre centriste». E il forzista Sandro Bondi, sospettato di fare da sponda a Francesco Rutelli, durante un convegno dal titolo «Oltre il centrodestra», si affretta a smentire: «Fini ha stabilito erroneamente un rapporto tra la mia posizione astensionista e quel tipo di manovre».