di A. J.
Una gran tristezza, in assoluta e per chi avrebbe voluto votarlo come capolista della Rosa nel pugno. Aveva 39 anni, era presidente del Partito radicale. viveva da 10 anni su una sedia a rotelle perchè colpito dalla sclerosi amiotrofica laterale: che immobilizza tutto il sistema nervoso e muscolare, per cui anche il parlare è possibile solo attraverso un sintetizzatore. Fra un radicale integro, colpito da una radicale tragedia: a cui ha risposto come un coraggioso (a dir poco) e un combattente. In un Paese impolitico e prevalentemente incivile soprattutto negli ultimi anni le battaglie politiche e civili di Luca «disabile» sono state centrate in prima persona e per tutti: per la libertà della ricerca scientifica (nel 2001, in piena campagna elettorale Luca «protestava» anche con un sit -in e con una personale autoriduzione dei farmaci); per la libertà di ricerca sulle cellule staminali, e per la libertà di ricerca e di cura delle persone malate e disabili. Nella sostanza, per i loro diritti. Fino a 10 anni fa Luca un bell’uomo magro, con gli occhiali, un sorriso aperto, una specie di giovane radical harvardiano correva, partecipava alle maratone. Dopo, poteva esprimersi solo spostando gli occhi su uno schermo con le lettere dell’alfabeto. Parlava chiaro, e non da italiano di maggioranza: «Le nostre esistenze hanno bisogno di libertà per la ricerca scientifica. Ma non possono aspettare le scuse di uno dei prossimi papi». (A.J.) Luca per tutti. «Le nostre esistenze hanno bisogno di libertà per la ricerca scientifica. Ma non possono aspettare le scuse di uno dei prossimi papi» (Luca Coscioni, 27luglio2005).