Nel corso di tanti anni ho militato in parecchi partiti storici. Sono stato girondino, giacobino, democratico, repubblicano (quelli di Mazzini, non quelli di Bush), azionista (quelli di Parri e La Malfa), liberale (quelli di Croce e di Luigi Einaudi), radicale (quelli del Mondo), socialista (quelli di Riccardo Lombardi e di Antonio Giolitti). Mi hanno perfino attribuito una militanza bolscevica, ma quella non mi appartiene, anche se ho avuto stima e amicizia per Enrico Berlinguer. Ora come ora, ghibellino mi va benissimo, perciò la ringrazio dell’attribuzione.
Veniamo al punto. Le vittorie hanno molti padri, massime in un referendum nel quale gli astenuti sono stati il 74 per ento degli aventi diritto. Di questi, almeno il 30 per cento e forse più sono stati i cosiddetti indifferenti strutturali, quelli cioè che non votano mai ai referendum e neppure alle altre elezioni. Questo tipo di astenuti non pretende di aver vinto alcunchè perché delle elezioni in generale e in particolare di una consultazione sulla procreazione assistita non gliene importava assolutamente niente.
Resta dunque un bel 44 per cento (più probabilmente un 40).
Astensionisti militanti, che si proponevano di far fallire il referendum e avevano scelto l’astensione come strumento più adatto per ottenere quel risultato? Non tutti. Alcuni studiosi ed esperti di sondaggi d’opinione hanno individuato una categoria di astenuti particolare e l’hanno battezzata “astenuti aggiuntivi