Due nuovi episodi caratterizzano la tormentata vicenda dell’assistenza psichiatrica in Campania: da un lato l’Asl Napoli 1 delibera lo spostamento di 19 ospiti dalla Residenza sanitaria di Viale Traiano (da ristrutturare) verso i locali dell’ex Ospedale psichiatrico Frullone, dall’altra il provveditore agli Affari Penitenziari dispone il trasferimento di alcuni pazienti dal fatiscente ospedale Psichiatrico giudiziario di S. Eframo all’area Verde del carcere di Secondigliano. Interrogazioni parlamentari, interventi di alti prelati, assemblee sindacali, catene umane: queste le iniziative per garantire i "diritti dei pazienti" (in realtà per far sì che le cose restino come sono), e poco importano i certificati di non idoneità dei locali e la non agibilità degli spazi.
Non ho motivi per dubitare, fino a prova contraria, dei motivi tecnici che impongono lavori di ristrutturazione della Residenza sanitaria di Viale Traiano; ed è ancora vivo il ricordo dei tragici eventi di S. Gregorio Magno, che avrebbero potuto essere evitati se qualche attenzione fosse stata dedicata alle norme di sicurezza, prima. Inoltre, avendo fatto parte della Commissione inter-ministeriale Sanità-Giustizia sugli ospedali psichiatrici giudiziari, sono testimone diretto dello stato di inidoneità dell’Opg di S. Eframo a perseguire le finalità di cura e riabilitazione cui hanno diritto le persone giudicate non imputabili per malattia mentale. Non comprendo quindi i motivi della mobilitazione in atto, a meno che questi episodi non siano l’occasione per riportare in primo piano la crisi del sistema assistenziale per la salute mentale in Campania. Se così fosse, mi iscrivo al dibattito con due argomentazioni, una di metodo l’altra di merito. Nel caso della Rsa di viale Traiano, non mi pare condivisibile la battaglia – tutto sommato di retroguardia – che lo schieramento "progressista" ha intrapreso contro il trasferimento dei 19 pazienti: troppo facili le strumentalizzazioni, le accuse di badare all’applicazione delle norme di sicurezza solo "dopo" gli incidenti o quelle di badare esclusivamente agli interessi del personale (anch’esso a rischio di trasferimento, magari un po’ più lontano da casa o addirittura in altri presidi sanitari forse più impegnativi di una "tranquilla" Rsa). E se la questione è: dove temporaneamente allocare gli ospiti, in attesa della riattazione dello stabile, ho l’impressione, considerando i costi complessivi della Rsa, che la Asl potrebbe anche permettersi un hotel a 4 stelle. Nel caso dell’Opg, la strumentalizzazione mi pare sia addirittura scontata: a chi parla di deportazione occorrerebbe ricordare che tra via Imbriani e Secondigliano non vi sono i chilometri che separano l’Italia da Auschwitz e che se di un lager vogliamo parlare è senza dubbio S. Eframo che ce lo ricorda più da vicino e non Secondigliano. Se invece abbiamo a cuore il destino di queste persone, allora basta semplicemente adoperarsi per rendere operative le norme esistenti e restituire ai territori di appartenenza i pazienti che rappresentano rendita di posizione per assegnazioni di favori, per incarichi dirigenziali, per l’opaco e redditizio mondo delle perizie d’ufficio e di parte.
Ma è nel merito che una riflessione più responsabile va svolta: se il vero problema è il depauperamento strisciante dei servizi per la salute mentale in Campania, non siamo persuasi che esso si fermerà bloccando il progetto di ristrutturazione di una Rsa, quanto piuttosto richiamando le Amministrazioni al rispetto delle norme regionali e aziendali che governano il settore, a partire dall’allocazione delle risorse economiche, strutturali, umane, dalla verifica del loro effettivo impiego, dalla valutazione quantitativa e qualitativa dei Livelli Essenziali di Assistenza erogati. Così come il problema degli Opg non si risolve imbiancando le pareti di edifici decrepiti e pericolanti, ma interrompendo la sistematica violazione delle norme vigenti da parte delle Aziende sanitarie che omettono di farsi carico dei pazienti di propria competenza territoriale. Ci pare di ricordare che la dismissione dall’Ospedale psichiatrico Leonardo Bianchi si realizzò solo dopo l’intervento della magistratura, che ne sequestrò i padiglioni. E’ il caso di invocare il "trasferimento" di un giudice da Berlino?