Olga Sanna viene accompagnata dai familiari al pronto soccorso dell’ospedale romano Pertini (quello in cui è morto Stefano Cucchi) il 13 dicembre. È in uno stato "depressivo" causato dalla morte del marito, avvenuta qualche mese prima. Le viene assegnato un codice verde, le vengono effettuate una serie di analisi, ma rimane due giorni nel box del pronto soccorso. Poi viene trasferita nella clinica Villa Domelia, accreditata con la Regione Lazio: è debole, non ha fame, ha perso molto peso.
I medici confermano l’assenza di patologie gravi e le prescrivono alcuni giorni di flebo ricostituenti. Ma Olga Sanna muore, il 19 dicembre, in stato d’incoscienza. "L’avevo vista il giorno prima – racconta la figlia Sara, che ha sporto denuncia -, era già incosciente. Mi hanno detto che non aveva voglia di svegliarsi. È morta disidratata. Tutte le volte che sono andata a trovarla ho trovato le flebo vuote. Sarà un caso".
Un caso che adesso è stato sollevato dai Radicali, in un’interrogazione al ministro della Salute dei senatori Perduca e Poretti. "Io vorrei solo che qualcuno mi dicesse perché è morta mia madre", conclude la figlia.
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