ROMA – «Io mi asterrò. Il sì fa un macello e produce una legislazione inaccettabile». Due anni di riflessione, cento minuti di assolo, in piedi, sotto le volte di un ex convento romano, 50 cartelle zeppe di citazioni accortamente laiche e, alla fine, il primo a stringergli la mano è Romano Forleo, celebre ginecologo del comitato Scienza e Vita: «Bello, bellissimo, hai studiato sul serio». Con una conferenza stampa preparata come una tesi di laurea Francesco Rutelli impugna con una forza senza precedenti lo strumento del non-voto e annuncia l’astensione attiva al referendum del 12 giugno. Si schiera con i vescovi, si smarca da Romano Prodi (che andrà al voto da «cattolico adulto»), accusa gli alleati di aver tradito il programma dell’Ulivo 2001 e riserva a Piero Fassino critiche brucianti per aver schierato i Ds in favore di un referendum che apre la via ad approdi «imbarazzanti»: mamme-nonne, inseminazione post mortem, utero in affitto… Senza concessioni alla diplomazia il leader della Margherita giudica «una forzatura e un errore» l’aver promosso il referendum e rimprovera, pur senza nominarlo, il leader della Quercia per non aver informato i partner della Federazione «su una iniziativa rilevante, assunta in modo unilaterale». Accuse di «tatticismo» dagli alleati dell’Unione e un coro di lodi dalla Cdl.
«SCELTA PERSONALE» – Le sedie vuote non mancano, ma gli autori del «manifesto» con cui Rutelli spera di raccogliere i frutti di un mancato quorum ci sono tutti, c’è Dorina Bianchi che prima di lasciare l’Udc è stata relatrice della legge 40, ci sono Beppe Fioroni e Donato Mosella, c’è il vicepresidente di Scienza e Vita Domenico Delle Foglie e, in prima fila, «l’amico Forleo», che Rutelli dal palco omaggia due volte.
Premette che parlerà «a titolo personale» lasciando alla Margherita libertà di coscienza e poi, con enfasi e puntiglio, costruisce le sue tesi di «biopolitica». Una posizione «interamente laica» sottolinea più volte Rutelli, che ritiene il referendum legittimo ma «non commisurato» di fronte alle «ibride chimere» che potrebbero uscire dalle provette degli scienziati. Quindi, con evidente malizia: «Tutti, ripeto tutti quelli che considerano l’astensione furbesca, miserabile e ipocrita, si sono astenuti almeno una volta».
BOBBIO – Una citazione di Bobbio sui diritti del concepito, un elogio al Foglio di Ferrara, stralci di un’inchiesta choc sulle nuove famiglie americane e una lunga serie di interrogativi inquietanti. «È tanto diverso clonare embrioni, dal tentativo di clonare una persona?». «È accettabile la fusione uomo-scimpanzé?». Barbara Palombelli depositerà nell’urna quattro sì, suo marito invece vuole «far riflettere sul dovere di darci dei limiti», sul «diritto a non selezionare i figli». Se non si pone un argine all’eugenetica presto li vorremo tutti belli, intelligenti e con gli occhi azzurri. Ecco perché Rutelli rimprovera la «superficialità immensa» di quei parlamentari di sinistra che hanno definito la legge barbara, medievale, incivile, ecco perché attacca quei cattolici che, come Prodi, non diserteranno le urne. Chi vota no «aiuta la vittoria del sì, il no è controproducente» perché impedisce di modificare una legge «non perfetta», che Rutelli è pronto a migliorare. Non si pensi però che nel mirino ci sia la 194… «Non si può prendere a spunto questo referendum per toccare la legge sull’aborto, io sono contrario».
IL DISSENSO – Paolo Gentiloni ed Ermete Realacci, tra i collaboratori più stretti dell’ex sindaco, esprimono pubblico dissenso: voteranno tre sì. E Rosy Bindi (quattro no) si chiede se «un leader possa parlare a titolo personale con una visibilità e una solennità che solo un leader può permettersi». Ma dalla Cdl arrivano solo applausi. Il grande apprezzamento dell’udc Luca Volontè, il grazie di Maurizio Gasparri per l’allargamento del fronte astensionista, la bacchettata affettuosa di Roberto Calderoli per l’uscita tardiva. E gli applausi a scena aperta di Forza Italia, con Sandro Bondi che sulla «condivisione di valori essenziali per il futuro dell’umanità» vede schiudersi «prospettive politiche nuove e inusitate».
Monica Guerzoni