Il referendum è fallito, il quorum resta un monte impossibile da scalare. Quando il dato sull’affluenza è definitivo Camillo Ruini, presidente della Cei, commenta telegrafico: «Non è una mia vittoria, ho fatto solo il mio dovere di vescovo, di uomo cristiano e di cittadino». Aggiungendo che «è una favola il nostro intervento contro la legge sull’aborto». E poi ringraziando quanti hanno accolto il suo invito ad astenersi: «Sono rimasto colpito dalla maturità del popolo italiano». Infine l’apertura: «Tutto può essere migliorato (ha detto riferendosi alla legge sulla procreazione assistita – ndr), ma non certo stravolto e non radicalmente peggiorato».
I VINCITORI – Tra le file del partito dell’astensione, il primo a esultare è Carlo Giovanardi che non aspetta neanche venti minuti dalla chiusura delle urne per rilasciare il suo commento, in difesa della seconda e della terza carica dello Stato che alle urne hanno deciso di non andare. «Ha vinto il Parlamento – dice il ministro Udc – e grazie ai presidenti Pera e Casini che hanno difeso il lavoro del Parlamento da un attacco demagogico e a tratti addirittura offensivo». Anche il collega di partito e di governo Rocco Buttiglione attacca i «denigratori di Casini e di Pera». Gratitudine ai presidenti dei due rami del Parlamento viene espressa da Paola Binetti, presidente del Comitato Scienza e Vita che nell’elenco dei «grazie» vi inserisce anche il ministro Moratti e il presidente della Margherita Rutelli.
I DELUSI – Cocente l’amarezza nel fronte opposto, con Daniele Capezzone, segretario dei radicali che ammette senza esitazione: «Abbiamo perso e pesantemente, aldilà delle più nere previsioni». Non se l’aspettava nemmeno Emma Bonino. L’ex commissaria europea sottolinea le «tre vittime» del risultato della consultazione: «La laicità dello Stato, l’autonomia politica e l’istituto del referendum». Uno dei principali imputati è proprio quest’ultimo, con Stefania Prestigiacomo che va giù piatta: «Oggi muore lo strumento referendario».
«HA VINTO RUINI» – L’analisi che fa Rosy Bindi, fervente cattolica che ha votato «No», si sposta sulla Cei e sul contributo dato dalla Conferenza episcopale ai fini della vittoria dell’astensione. «Il cardinale Ruini è sicuramente il vincitore del referendum, su questo non c’è dubbio», spiega la deputata della Margherita. Che mette in guardia: «Penso che a Ruini interessasse non vincere il referendum o difendere una legge, ma piuttosto l’affermazione di alcuni valori. E non so se vincere con l’astensione vuol dire affermare questi valori».
LA CHIESA – Dalla Chiesa prevale il profilo basso. Ma dalle frequenze di Radio Vaticana le voci degli astensionisti filtrano copiose. Intervenendo in diretta, Giuliano Ferrara parla di «dissenso laico, e direi anche di un dissenso femminile». E poi attacca gli abrogazionisti: «Penso che loro abbiano fatto ciò che rimproverano a noi clericali di aver fatto: hanno, cioè, giocato sulle illusioni della gente e ne hanno spacciate troppe». Non riesce a nascondere la propria contentezza Gianni Baget Bozzo. «Ha vinto la vita» spiega il sacerdote genovese che da politologo consumato qual è non si fa pregare troppo da chi gli chiede una analisi sulle conseguenze del voto: «Sono meravigliato del capolavoro politico del cardinale Ruini. Altro che Mazarino: Ruini è molto, molto di più».
FI CONTRO FASSINO – Secondo Sandro Bondi, coordinatore nazionale di Forza Italia, il mancato raggiungimento del quorum «è una severa lezione a Fassino». L’attacco contro il segretario dei ds è così motivato: «E’ giunto addirittura a servirsi delle libere scelte del Presidente Ciampi per interessi politici di parte». Da parte sua, nel sottolineare che il suo partito si batterà per «migliorare la legge in Parlamento», Fassino ribadisce: «Era una battaglia difficile. Lo sapevamo, ma ci sono battaglie difficili che vale la pena combattere quando sono in gioco irrinunciabili valori e principi, che riguardano la persona, la libertà e la laicità dello Stato».