Ru486, Sacconi minaccia “Solo ricoveri in ospedale o interverrà il governo”

Il governo tuona contro  le Regioni: la Ru486 deve essere  somministrata solo in ricovero ordinario.  Dopo la pubblicazione  sulla Gazzetta Ufficiale della delibera  Aifa che ammette il farmaco  nel nostro sistema sanitario, il ministro  al Welfare Sacconi avverte:  «Prenderemo iniziative contro chi  non rispetterà la 194, il ricovero  dovrà essere effettivo».

Il timore è  quello che molte donne firmino  per tornare a casa, visto che nessuno  può essere obbligato a restare  in ospedale contro la sua volontà  salvo in casi particolari.

Nella  delibera dell’Alfa, pubblicata  l’altro ieri, si parla di ricovero «dal  momento dell’assunzione del farmaco  fino alla verifica dell’espulsione  del prodotto del concepimento».  Secondo qualcuno la frase  lascia aperta anche la possibilità  del day-hospital, e infatti l’Agenzia  è stata duramente criticata  dallo stesso Sacconi, oltre che dal  centrodestra e dal Vaticano, per  non essere stata più esplicita. L’esecutivo  potrebbe chiedere una  riunione dello Stato-Regioni per  di segnare le linee guida di somministrazione  ma per ora non lo fa.  Dalla ditta Exelgyne, che produce  la Ru486, spiegano che a febbraio  saranno pronti per la distribuzione.  Che succederà? In Italia  ci sono Regioni che somministrano  il farmaco ormai da 4 anni, acquistandolo  all’estero caso per caso.  Alcune prevedono il ricovero  ordinario. Come la Toscana, dove  non cambierà nulla. «A suo tempo  – spiega l’assessore alla salute  Enrico Rossi -prevedemmo il ricovero  dopo aver sentito il consiglio  sanitario regionale. Credo comunque  che in questioni come  queste resti fondamentale il rapporto  medico-paziente». E un fatto  che in Toscana la stragrande  maggioranza delle donne fino ad  oggi abbiano firmato dopo la  somministrazione della pillola   per tornare a casa, ripresentandosi  il giorno dell`espulsione provocata  dalle prostaglandine. Anche  in Emilia Romagna il farmaco viene  importato, ma si prevede il day  hospital. «Andremo avanti, quello  che stiamo facendo è perfettamente  in linea con quanto previsto  dall’Alfa-dice l’assessore alla  salute Giovanni Bissoni-Le linee  guida le hanno fatte i nostri  professionisti». In Veneto la pillola  fino ad ora non veniva somministrata.

 L’assessore Sandro Sandri  annuncia chela Regione «si atterrà  strettamente a quanto suggerito  dal ministro Sacconi. Organizzeremo  le nostre strutture per  dare la pillola in regime di ricovero ordinario».  Ieri la senatrice Donatella Poretti  (Radicali-Pd) ha ricordato  come «Sacconi ha scritto nella relazione  al Parlamento sulla 194  che, in alcuni casi, la pillola è stata  data in regime di day hospital. Se  pensa che una cosa del genere violi  la legge poteva andare in procura».  Il presidente della Pontificia  accademia della Vita, monsignor  Rino Fisichella, ha detto che «pensare  che la Ru486 non sia un vero  aborto è un inganno». Secondo  Sacconi è «inequivoco il fatto che  il processo farmacologico debba  svolgersi sotto controllo medico  ospedaliero». Il ministro annuncia  controlli, così come il senatore  Pdl Maurizio Gasparri. Dorina  Bianchi, senatrice da poco passata  dal Pd all`Udc, chiarisce: «Mi  auguro che l`aborto farmacologico  non venga considerato una  procedura soft e indolore per la  donna». Livia Turco del Pd parla  della «fine di un tormentone. Ci  potevano essere risparmiati mesi  di scontri».  

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