Roma – «Eluana è in stato vegetativo, una situazione cristallizzata. I miracoli non sono contemplati dalla scienza». Mario Riccio è il medico anestesista che ha seguito Piergiorgio Welby nei suoi ultimi momenti di vita.
Che cosa unisce le storie di Piergiorgio ed Eluana?
«A unirle è la volontà del paziente. Nel primo caso era manifestata direttamente da Welby, anche se – pure allora – ci furono giuristi e medici che continuavano a sostenere l’impossibilità di interrompere la ventilazione. Nel caso di Eluana, invece, la volontà non può più essere manifestata dalla donna ma è testimoniata dal suo tutore e certificata da 17 annidi indagini».
Da quanto tempo sa della vicenda di Eluana?
«Conosco Beppino Englaro da 15 anni, da quando si è rivolto alla Consulta di Bioetica. Il caso è diventato noto solo abbastanza recentemente, dopo i vari interventi della magistratura. Tutto il clamore che circonda questa vicenda è sintomatico dell’arretratezza culturale del nostro Paese. Si cita spesso a questo proposito la storia di Terry Schiavo, che però ha avuto gli onori della cronaca solo per il conflitto tra i parenti, tra il marito che voleva sospendere l’alimentazione e i genitori che non volevano».
É possibile o no sospendere l’alimentazione e l’idratazione? Sono terapie mediche o non lo sono?
«La terapia nutrizionale è terapia. Lo stesso sottosegretario Eugenia Roccella, che è contraria alla sospensione, dice che nel caso Englaro le volontà della paziente non sono state accertate. Lasciando così intendere che se lo fossero si potrebbero interrompere l’alimentazione e l’idratazione. Ma sappiamo bene che poi le cose non stanno così per chi è contrario a dare seguito alle sentenze dei giudici».
Una legge sul testamento biologico avrebbe impedito il protrarsi di una situazione così dolorosa come quella della famiglia Englaro?
«Non la bozza che si sta discutendo in Senato, uno strumento per impedire che si dia seguito alla volontà del paziente. E un testo pervaso di termini quali accanimento terapeutico o sacralità della vita. Espressione, quest’ultima, che riguarda il sentire religioso, cosa che non ha nulla a che vedere con una legge dello Stato».
Quanto ci vorrà perché Eluana termini il suo percorso di vita?
«Difficile stabilirlo. Verosimile pensare a un periodo di due settimane».
Non proverà sofferenza alcuna?
«È acclarato che le funzioni superiori di coscienza sono irrimediabilmente perdute. Fame e sete sono sensazioni molto raffinate e complesse per essere ancora avvertite da Eluana. La donna non prova neanche più dolore».
Impossibile anche qualsiasi mutamento della sua condizione?
«Eluana è in stato vegetativo da 16 anni, dopo un annodi coma. L’attuale situazione è cristallizzata. Dal coma, uno stato dinamico, si può uscire invece, migliorando o peggiorando».