Che bel sabato sera, anzi notte: la premiata compagnia Arbore finisce alla grandissima. È una festa dell’intelligenza, dell’ironia, del divertimento e dell’audience. Festa della Rai. Che magra domenica: l’accusa di Capezzone di poca e reticente informazione sui referendum coglie nel segno, ma sbaglia bersaglio. Responsabile non è un solo uomo a Viale Mazzini, ma uno Stato che quasi per intero ha fatto capire che informare, stavolta, era un po’ peccare. Come sarà il lunedì? Soldi e politica: per la prima volta nella storia il Tesoro ha incassato dalla Rai 80 milioni di euro, il 70 per cento del bilancio in attivo. Lo ha deciso il Tesoro, cioè la proprietà dell’azienda e non il suo vertice operativo. Giusto, sbagliato? Con i guai del bilancio pubblico italiano viene anche la tentazione di comprendere, capire. Però la Rai è stata lasciata anch’essa in deficit. Non di stipendi e parcelle, ma di investimenti in tecnologia e innovazione, deve essere proprio un vizio nazionale. Bisognerebbe quindi sedersi, praticamente adesso, intorno a un tavolo per decidere cosa fare del prossimo bilancio. Ma muoviamo lenti, al lento passo del Paese. Registro infatti che dopo qualche settimana di difficile cammino, pare si stia tutti arrivando alla legge: presidente scelto da tutti e non solo dalla maggioranza, con i criteri e le garanzie della democrazia parlamentare. E direttore generale da nominare con i criteri della competenza e professionalità. È terribile dire: l’avevo detto. Ma l’avevo detto. Avevo letto la legge e applicato un po’ di realismo. Niente di più, ma anche niente di meno. Il passo del Paese è questo, un camminare a singhiozzi tra un raptus di velocità e un sospettoso surplace.
«Reticenza sui quesiti? Tutta colpa dello Stato»
«Ci hanno fatto capire che informare era un po’ peccare». Dal Corriere della sera