Referendum staminali per l’altro Bush

di A. Meldolesi
Ricerca, ora anche la florida può andare al voto

La battaglia delle staminali embrionali si trasferisce in Florida e ancora una volta viene combattuta a colpi di referendum. I cittadini dello stato governato da Jeb Bush probabilmente saranno chiamati a esprimersi nel novembre del prossimo anno. I promotori dell’emendamento costituzionale in favore della ricerca avevano appena annunciato l’inizio della campagna di raccolta delle firme – ne servono 600.000 – quando è uscito allo scoperto anche il fronte opposto preannunciando un controreferendum. Se la Corte Suprema della Florida darà il via libera, dunque, si fronteggeranno due quesiti: quello che chiede di aprire i cordoni della borsa statale alla ricerca sugli embrioni sovrannumerari e quello che vuole vietare l’impiego di fondi statali per esperimenti che comportino la distruzione di embrioni. Il confronto si profila diverso da quello del referendum che il 2 novembre del 2004 ha decretato il via libera alla ricerca in California.

La Florida, tanto per cominciare, non ambisce a raggiungere una posizione di leadership globale nel settore biotech. Forse anche per questo la scelta è stata quella di puntare su temi-chiave differenti e assegnare a Louis Guenin, bioeticista della Harvard Medical Schcol, la scrittura del testo per l’emendamento di apertura alle staminali embrionali. Guenin rivendica un’impostazione originale per la consultazione che lo vede in prima linea e indica una sorta di terza via tra l’assolutismo dei divieti e la tentazione di travolgerli a ogni costo. In florida non è previsto alcuno stanziamento faraonico: solo 200 milioni di dollari in dieci anni, in confronto ai 3 miliardi della California. All’ assegnamento di questi fondi potranno concorrere solo le istituzioni no-profit: diversamente da quanto accade nello stato governato da Schwarzenegger, dunque, sono escluse le compagnie biotech. «E soprattutto il referendum della florida non si limita a invocare questa o quell’argomentazione morale per giustificare il tipo di policy proposto, ma formula una policy a partire da un ragionamento di tipo morale su quale tipo di ricerca sia lecita».
Le conclusioni di questo ragionamento – svolto per esteso sul numero di settembre di Stem Cells – non sono sorprendenti, perché la proposta di consentire l’utilizzo degli embrioni prodotti con la fecondazione assistita se la coppia ha rinunciato al progetto parentale e sceglie di donarli alla ricerca. La novità però è nel metodo, perché Guenin critica con toni altrettanto aspri sia la politica federale che i tentativi di sfruttare vuoti legali, cavilli o compromessi politici per superare divieti. Se si prova a parlargli di ootidi, partenoti o citoplasti sbuffa: «Non approvo l’utilizzo di nuove definizioni per aprire qualche spiraglio. Sono tutti embrioni. 11 punto è che senza un utero non diventeranno mai delle persone». Forse nel dibattito pubblico che accompagnerà la Florida alle urne, non ci sarà sempre spazio per il rigore che Guenin dimostra sulle pagine delle riviste scientifiche, ma il bioeticista difende comunque lo strumento referendario. «C’è la percezione diffusa che i legislatori non hanno risolto il problema e nessuno qui ha mai sostenuto che le questioni in gioco sono troppo complesse per affidarle al giudizio degli elettori». Il disegno di legge federale Castle-DeGette, dopo le minacce di veto presidenziale, giace ancora in attesa dicalendarizzazione. Mentre finanziare unicamente gli studi su ipotetiche fonti alternative di cellule pluripotenti, come propone un altro disegno di legge, non è una strada praticabile ne moralmente convincente. Guenin non è affatto sicuro che le linee alternative di ricerca che vengono via via proposte – dall’utilizzo di embrioni non più vitali allo sdifferenziamento siano eticarnente superiori: «Tutte le soluzioni analizzate usano o produ cono embrioni, ruotano attorno all’idea che l’utilizzo di embrioni è giustificabile, oppure mancano l’obiettivo di produrre cellule pluripotenti». E’ improbabile che un’improvvisa scoperta scientifica liberi il campo dalle controversie e non esistono vie di fuga onorevoli, neppure se per sostenerle sono scesi in campo campioni della morale come Leon Kass, chairman del President’s Council on Bioethics. A quattro anni di distanza dalla creazione del comitato, dopo il celebre discorso presidenziale dell’agosto 2001, il bilancio non è esaltante nè per Bush nè per Kass. La politica federale ha danneggiato la ricerca e allo stesso tempo ha avviato una reazione a catena. Gli stati che hanno voltato le spalle alla politica di Washington sono almeno quattro: dopo California, Massachusetts e Connecticut, quest’estate si è aggiunto l’Illinois. Dal primo ottobre Kass cederà il posto a Edmund Pellegrino, cambierà qualcosa? Guenin è scettico al riguardo, ma riconosce al nuovo chairman «un alto profilo intellettuale, maggiore capacità di ascolto e la tendenza a non invadere il campo della politica». Negli Stati Uniti, dunque,la battaglia politica prosegue, ma la bioetica potrebbe tornare a essere meno urlata.