Referendum, 10 scienziati digiunano per protesta: «C’è poca informazione»

La tivù offre un servizio carente, spesso partigiano e fazioso» Presentati nuovi spot del fronte astensionista di «Scienza & vita»

Uno sciopero della fame per chiedere iniziative immediate contro la mancata informazione ai cittadini sui referendum sulla procreazione assistita. E’ questa la misura estrema a cui sono ricorsi da ieri a mezzanotte dieci ricercatori, scienziati e accademici, che hanno anche scritto una lettera aperta indirizzata alle massime istituzioni – il presidente Ciampi, il premier Berlusconi, i presenti delle Camere Casini e Pera, quelli delle autorità di controllo Petruccioli e Cattaneo, nonché il dg della Rai Cattaneo e il presidente di Mediaset Confalonieri. Una lettera che, dicono Gilberto Corbellini e Luigi Montevecchi, segnala che «il malato d’Europa non è solo malato nell’economia ma anche dal punto di vista di alcune elementari garanzie democratiche».

A tutti i professori chiedono che «siano immaginate e subito messe in atto, sia pure in extremis, misure compensantive per evitare di accettare a priori che il risultato del prossimo referendum sia fondato su una gara falsata e antidemocratica». Convinti come sono che sia in corso «in piena flagranza e con massima gravità, una profonda ferita dei diritti fondamentali di tutti i cittadini italiani. In particolare, quel diritto a «conoscere per deliberare» che verrebbe negato da un’informazione televisiva – pubblica e privata – carente, irregolare, discutibilissima, spesso partigiana scorretta e faziosa», configurando addirittura il reato (a norma dell’art.294 del Codice Penale) di «impedire l’esercizio di un diritto politico o «indurre ad esercitarlo in senso difforme dalla sua volontà».

Accuse gravi. Che trovano riscontro in un dossier messo a punto dai radicali, dal quale risulta che, dal 30 settembre scorso, la Rai avrebbe dedicato al referendum sulla fecondazione artificiale solo 8 trasmissioni di approfondimento, dove però le posizioni del Sì sono state quasi sembre marginalizzate o distorte, mentre le tribune vanno in onda solo alle 14 o alle 17 (sempre meglio di Mediaset, dove «Vampirelli, alias Vigorelli le confina alle 7 di mattina», denuncia Daniele Capezzone), a dispetto delle norme di Vigilanza e Autorità delle Tlc. Per non parlare dei tg. Che a meno di tre settimane dal voto solo il 53% degli italiani sia a conoscenza che il 12-13 giugno si vota, ma solo il 19.8% dica di sapere esattamente di che cosa si tratta, lo dimostra del resto un sondaggio di Proquest presentato ieri a Milano. Solo il 44.7% dichiara che andrà a votare di sicuro mentre il 23.8% si asterrà e il 31.6% è indeciso. A votare Sì per abrogare la legge 40 sarebbe però solo la metà dei votanti, mentre un terzo voterà No e il 17% ancora non sa.

«Il fatto è che il quorum ormai è di fatto salito al 53-54%» denuncia Emma Bonino, che da giorni chiede al premier Berlusconi un incontro, lamentando che non solo i quasi 3 milioni di italiani all’estero che voteranno per la prima volta non ricevono alcuna informazione, ma «almeno 700.000 di loro sono in realtà morti e dispersi non ancora depennati dalle liste dell’Aire». Mentre i diplomatici italiani e circa 30.000 militari in missione all’estero, aggiunge Marco Pannella, non potranno votare: «Questa è la legalità italiana». Sul fronte astensionista, il comitato Scienza & vita ha presentato ieri i nuovi spot che invitano i cittadini al non voto (uno dei quali impressionante, con un adulto nudo raggomitolato come un feto in una provetta), spot che si valgono di testimonial scienziati come Bruno Dallapiccola, ordinario di Genetica medica e Angelo Vescovi, docente di Biologia cellulare all’Unversità di Milano e al San Raffaele.

I quali sostengono che «è una mistificazione» dire che le cellule embrionali sono indispensabili alla ricerca: «I migliori risultati per la cura delle malattie genetiche si sono invece ottenuti con le cellule del cordone ombelicale del neonato, mentre quelle embrionali risultano incontrollabili». Il comitato per il non voto contesta anche che la maggioranza degli scienziati sia a favore del Sì: «Dalla nostra parte ci sono la gran parte dei genetisti e dei biologi molecolari», sostiene Edoardo Patriarca, dirigente del Terzo Settore, che si è schierato con la sinistra nel combattare contro la guerra in Iraq, così come sarà a suo fianco a difesa della Costituzione. Ma oggi invita «a schiena dritta» a non votare per «questo referendum assurdo, strumento inadeguato per abolire una legge che difende i diritti della persona sanciti dalla Carta costituzionale».