«Ratzinger e Oriana: l’incontro tra due pensieri liberi»

L’INTERVISTA / Il rettore dell’Università Lateranense: l’applauso della giornalista al Pontefice scontenterà chi vuol far passare i credenti per fideisti irrecuperabili. Il vescovo Fisichella: è la ragione a unirli. Come dimostra il referendum, sulla difesa dei valori laici e cattolici possono convergere. Corriere della sera.

ROMA – «Non posso non provare un sentimento di contentezza intellettuale nel vedere una concordanza, espressa così vivamente, tra la libera intelligenza della Fallaci e la libertà di pensiero di un grande teologo qual è Joseph Ratzinger, che ora è anche Papa»: è la prima reazione del vescovo Rino Fisichella, rettore dell’Università Lateranense, alle dichiarazioni di Oriana Fallaci su Benedetto XVI. Non la stupisce questa concordanza con il Papa da parte di una donna che si definisce «atea»?
«Non mi stupisce, anzi mi conferma sulla possibilità che è sempre offerta, a tutti, di un vero incontro sulla base della ragione. “La forza della ragione” è il titolo famoso della Fallaci, ma è anche un’espressione che ricorre negli scritti del teologo Ratzinger, come del resto ricorreva nell’enciclica “Fides et ratio” di Giovanni Paolo II».

Qual è il segreto dell’incontro sulla base della ragione?
«Nel caso della Fallaci e del Papa, che si incontrano nel giudizio sulla crisi dell’Europa e dell’Occidente, il segreto è nella libertà. Sappiamo quanto la Fallaci tenga alla sua autonomia di giudizio, che è forse la qualità che più le ha permesso di fare storia, sia dal punto di vista del giornalismo che della narrativa. Così come sappiamo quanto il teologo Ratzinger sia stato sempre libero dalle idee ricevute e incurante del politically correct. Se c’è stato un incontro, esso è avvenuto sulla base della profonda libertà che queste due persone esprimono».

Che dice della battuta della Fallaci riguardo al «qualcosa di vero» che ci dev’essere in un’affermazione se la condividono «un’atea e un Papa»?
«Dico che se si pensa davvero, ci si incontra. Se si va oltre le diverse forme di relativismo cui siamo abituati, se si superano gli schematismi e i pensieri deboli, si arriva a un’unità profonda, anche se partiamo da luoghi diversi. Abbiamo visto qualcosa di simile in occasione del referendum, come cioè laici e cattolici abbiano potuto convergere, in forza della ragione, sui valori da difendere».

L’applauso della Fallaci al Papa potrebbe non piacere a qualcuno…
«Dal momento che è fatto in nome della ragione, di certo scontenterà chi vorrebbe far passare i credenti per fideisti irrecuperabili. Dovranno ammettere che anche i credenti, a volte, pensano, ragionano…».

Lei non teme la cattura della figura del Papa da parte dei neoconservatori?
«Credo non possa avvenire, sia per il messaggio di cui il Papa è portatore e che non è asservibile a nessuna ideologia, sia per le risorse intellettuali di questo Papa, che saprà mantenersi libero da ogni strumentalizzazione. Usarlo per obiettivi di parte sarebbe, del resto, il peggior servizio che gli si possa fare: egli pensa al mondo e pensa all’uomo, non si farà prendere a nessun’altra rete».

La Fallaci loda Benedetto XVI ma critica Giovanni Paolo II per essere stato «debole» con l’Islam. Che ne dice?
«Non è stata debolezza, la sua. Ha avuto il grande merito di entrare in dialogo con l’Islam mantenendo la propria identità e questa è forza, non debolezza. A chi pensava di usare la violenza della spada Giovanni Paolo II ha mostrato un’altra via, che è quella – mi permetto di dire alla Fallaci – della forza della ragione. E’ da deboli opporre violenza alla violenza, è da forti riportare tutti alla ragione».

Il nuovo Papa continuerà il dialogo con l’Islam?
«Lo continuerà senza tacere l’identità cristiana e tendendo la mano a quanti sono interessati a fare della ragione, della libertà, dei diritti umani un terreno di incontro per il bene di tutti, oltre il proprio interesse».

Luigi Accattoli