Attenzione, perché le notizie sono tante. La prima: nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. E’ di ieri, viene dalla giudice romana Zaira Secchi, è una bellissima notizia, e tuttavia ammetterete che sarebbe stato mostruoso il contrario: che qualcuno potesse essere obbligato a un determinato trattamento sanitario, contro la sua volontà. Per la seconda notizia bastano le virgolette: «Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario..- ». E` del 1947, viene dal testo della Costituzione italiana, l’articolo 32. C`è qualcosa di sorprendente, dite? C`è qualcosa di sorprendente nella estenuante agonia di una persona che vuole far discutere dell`eutanasia, e per sé chiede solo lucidamente che si smettano cure inutili e tormentose, com`è suo diritto, e finalmente, con i suoi compagni di fede politica radicale professata per anni, trova un medico disposto ad assisterlo: e quel suo elementare diritto, che gli siano sospese cure non più sopportate e risparmiata la mortificazione estrema del dolore e dell`asfissia, viene negato, chiamato abusivamente eutanasia – o, più alla svelta, omicidio. E la Chiesa romana, che scambia proprio lei un medico buon samaritano per un criminale, chiude la porta a una persona che ha tanto sofferto, e mai fatto male al suo prossimo. E la magistratura dell`accusa (dell`accusa) non trova luogo a procedere per un. atto che risponde alla legge e alla deontologia medica, e la stessa cosa dice l`associazione dei medici, e che non c`è stata eutanasia né omicidio, e dunque si è strepitato e infierito a vanvera. E un giudice dell`indagine preliminare riapre quella ferita e chiede contro l`evidenza della legge e il sentimento di pietà dei concittadini 1`«imputazione coatta» (d`ora in poi bisogna allegare anche questa formula all`antologia dei gerghi che escono dai loro loculi per afferrarvi il collo). E una giudice dell`udienza preliminare decreta che ciò che è avvenuto ha rispettato per intero la nostra legge, le convenzioni internazionali che l`ltalia riconosce (e a che punto è la ratifica di Oviedo?) e il dovere del medico. Così torniamo alla notizia di ieri, e a quella tale e quale del 1947. C`è un bambino, in un romanzo di Safran Foer, che riordina la storia come quei blocchetti di immagini che varino sfogliati rapidamente per ottenere l`effetto del movimento, ma all`indietro: il corpo che cade da una Torre dell`11 settembre risale invece dal basso all`alto, fino a rientrare nell`edificio e riscattare l`orrore e il tutto, e Dresda e Hiroshima e tutto, fino a Eva che rimette la mela sull`albero, l`albero rientra nella terra e diventa un seme, e Dio unisce la terra e l`acqua, il cielo e l`acqua, l`acqua e l`acqua, la sera e la mattina, qualcosa e niente, e dice: Sia la luce. E il buio fu. «E saremmo stati salvi». Anche i fotogrammi della nostra piccola sequenza andrebbero sfogliati daccapo, e si sarebbe salutato Pier Giorgio Welby con l`affetto e la riconoscenza che desiderava e meritava, e le porte della chiesa si sarebbero aperte, e niente accanimento retorico e gip e gup e ultime notizie di cui rallegrarsi e rattristarsi di doversi rallegrare. Una golosità si è impadronita di persone sinceramente persuase di difendere la verità e la vita, e di averne l`appalto esclusivo: sicché si acconciano a sostenere il testamento biologico per bandire anche la sola discussione sull`eutanasia, e poi sbarrano la strada al testamento biologico – cioè la scelta di sottrarsi all`accanimento terapeutico quando si fosse irreparabilmente privi di coscienza – in nome della superfluità di una legge, e poi obiettano alla stessa Costituzione in nome dell`esigenza di una norma interpretativa o applicativa, e ripiegano sulle cure palliatine dopo averne sospettato un`ingratitudine verso il dono della sofferenza: spostando ogni volta più in là la propria trincea. Che bocca grande che avete! Capace di fare un solo boccone dello stesso catechismo cattolico. Rileggiamo quell`articolo 32, fra virgolette o no: vi sembra che abbia bisogno di un codicillo interpretativo, di un regolamento di applicazione? In questa zelante ingordigia, nel processo – a carico di Welby. stavo per dire, e così era – si è insinuato che la sua volontà non fosse stata abbastanza chiaramente espressa. In un uomo che da anni sul suo blog e nei suoi libri sosteneva valorosamente le sue ragioni: è tutto uno scherzo. Se si fosse accolta l`insinuazione, la signora Mina Welby, e il dottor Riccio, e l`accolita dei radicali, sarebbero stati imputabili coatti di omicidio volontario aggravato, non di assistenza al suicidio dei consenziente. E gli altri, la gran maggioranza degli italiani, di fiancheggiamento. Cardinal Martini compreso: vi ricordate le sue piane parole su Welby, «che con lucidità ha chiesto la sospensione delle terapie… ». (Quanto alle cure palliative, Ignazio Marino spiega che nel Nord del Paese esistono circa 100 «hospice», alcuni davvero straordinariamente organizzati,e nel Sud non arrivano a 10). Mentre la sentenza di cui è amaro doversi rallegrare veniva emessa, agonizzava ad Alghero un altro uomo che aveva espresso la sua lucida speranza, come quella di Welby. I notai si erano avventurati a dichiarare non autenticabíle la volontà pronunciata, da uno che può appena muovere le pupille, col sintetizzatore vocale. Un magistrato aveva decretato che ha pieno valore legale. Altri magistrati avevano mandato nella sua casa, al suo capezzale, le forze dell`ordine a sorvegliare i gesti del suo medico. Abbiamo davanti una lunga strada, e drammatica, e spesso grottesca, prima di arrivare al 1947.
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