Quattro sì per la vita

Il recente pronunciamento di esponenti di spicco del centrodestra, a partire dai ministri Fini e Martino, a favore della partecipazione al voto del referendum del 12 e 13 giugno prossimi ed a favore del Sì sono un fatto molto importante per la vita democratica del nostro Paese. E’ bene che prevalgano l’argomentazione e la persuasione reciproca al di là e oltre gli schieramenti politici.

È bene che prevalgano, quando sono in gioco i valori fondamentali della dignità umana, della salute, della libertà e della responsabilità nella procreazione, come nella legge sulla fecondazione assistita. Perchè sono questioni che in modo inevitabile comportano il prevalere della responsabilità individuale e dello scrupolo della propria coscienza. Quelle relative alla fecondazione assistita sono però anche questioni propriamente politiche, che in quanto tali richiedono una forte responsabilità. Dunque è importante che i leader politici si esprimano in modo chiaro. L’avvio del dibattito dimostra che, quando esso offre informazioni corrette, esprime tesi chiare ed argomentate, può essere fattore decisivo per promuovere una crescita culturale ed anche una coesione etica del nostro paese proprio a partire dal pluralismo delle scelte e dei diversi punti di vista. Al contrario, la scelta dell’astensione si manifesta sempre più come rinuncia al confronto e al dibattito, come scelta di arroccamento, come trincerarsi dentro un campo per evitare di misurarsi con la fatica della pluralità di opinioni. Anziché ferma battaglia di principi e ideali, l’astensione rischia di essere una scelta difensiva e di ripiego in cui di fatto vale il motto “meno se ne parla meglio e così la gente non va a votare”. Questo però è anche un trucco ai danni dei cittadini ed un modo di immiserire la democrazia.

Faccio queste considerazioni pur essendo tra quelle persone che hanno sperato fino all’ultimo che il Parlamento riuscisse a trovare una mediazione per scongiurare il referendum, che resta sicuramente uno strumento inadeguato per affrontare questioni così complesse. Il raggiungimento del quorum e la vittoria dei Sì, in questo contesto, si configura anzitutto come un successo della responsabilità, della democrazia argomentativa, della partecipazione attiva dei cittadini al dibattito e crea il clima per riaprire nel merito una discussione serena e restituire centralità al dialogo ed al Parlamento. Cosa che invece non si verificherebbe se prevalesse il messaggio astensionista.

Hanno fatto bene i Democratici di Sinistra, con il traino e la conduzione intelligente delle donne, ad indicare quale filo conduttore della nostra campagna una concreta amorevolezza nei confronti della vita delle persone. Una amorevolezza che si propone di sostenere il desiderio di maternita e paternità, che tutela la salute delle donne, che riconosce e afferma la dignità umana dell’embrione, che promuove la libertà di ricerca. Una amorevolezza concreta nei confronti delle persone che si muove entro una trama di valori: la dignità umana, la responsabilità, il rispetto, la promozione di una vita dignitosa per tutti, la coscienza del limite.

A partire da qui si formulano i nostri quattro Sì. Sì all’abrogazione della norma che parla di diritti del concepito, perché riteniamo che non ci possa essere una equiparazione tra l’embrione ed il nato, così come prospettato nella legge 40. Dico subito, però, per quanto mi riguarda, che sarebbe grave per la sinistra mostrare indifferenza rispetto al tema della vita umana che è già presente nel concepito. Per questo ritengo che una nuova legge debba introdurre il concetto della “dignità umana