Quanta fretta nell’eleggere Hwang campione della libertà di ricerca ?

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Il quotidiano Avvenire (12 gennaio 2006) riporta correttamente mie dichiarazioni al tempo dell’annuncio di scoperte sulla cosiddetta donazione terapeutica da parte del prof. Hwang in Corea, suggerendo ai lettori un parallelo che trovo meno corretto. Il fatto che io lamentassi il rischio-galera per chi in Italia avesse portato avanti quel tipo di esperimento viene nell’articolo messo a confronto con il rischio-processo di Hwang per aver falsificato le prove degli esperimenti. La domanda è: che c’entra? Se Hwang ha falsificato gli esperimenti, merita le sanzioni di chiunque falsifichi degli esperimenti, in qualunque campo. Non solo non siamo contrari a questo tipo di sanzioni, ma riteniamo, come Associazione Coscioni, che una delle ragioni per le quali la ricerca scientifica proprio nei campi più delicati vada legalizzata e regolamentata è proprio quella di evitare truffe e manipolazioni della verità, che vanno a danno della scienza, dei malati e dell’opinione pubblica. Possiamo ribadirlo con serenità, non avendo mai ritenuto che spettasse alla politica fare il tifo per un filone di ricerca contro un altro, ma semmai creare regole e controlli in tutti i campi, nella speranza che la ricerca inclusa quella che implica la tecnica del trasferimento del nucleo cellulare porti a risultati concreti e non manipolati. Le notizie su Hwang ci sono dunque certamente dispiaciute, come ci dispiacerebbe ogni altra notizia che smentisse avanzamenti della conoscenza sulla realta che ci circonda.

Marco Cappato segretario dell’ Associazione Luca Coscioni

Risponde Andrea A. Galli
Caro Cappato, che l’Associazione Coscioni si ponga contro le manipolazioni della verità che vanno a danno della scienza, dei malati e dell’opinione pubblica, non può che far piacere. Purtroppo quando lo scorso maggio fu diffusa la notizia delle prime staminali embrionali su misura ottenute per donazione, il messaggio che venne fatto passare, anche da dichiarazioni come la sua, fu grosso modo questo: i cattolici (e i tanti laici che hanno preso le difese della legge 40) incatenano la scienza. Anzi, se Hwang si trovasse in Italia, a causa loro finirebbe dritto dritto in galera. Quasi evocando lo spettro di un nuovo caso Galileo. Lo smascheramento della truffa del veterinario coreano, un pò frettolosamente promosso guru della liberta di ricerca scientifica, ci è sembrato un’istruttiva nemesi per quanti avevano bandito Hwang come un’impropria arma polemica. Evidentemente, il richiamo alle incognite etiche e scientifiche insite in quelle ricerche non era proprio privo di fondamento. Ora serve far tesoro di quella lezione e chiedersi come evitare di creare nuovi casi Hwang, in Italia e altrove.