Provetta sbagliata

di Chiara Valentini

Intervenire sulle linee guida della legge sulla fecondazione assistita. La proposta dei chirurgo-presidente

Gravidanze diminuite del 3,6 per cento e aumento del 3 di aborti spontanei e gravidanze extrauterine, oltre che di nascite gemellari e trigemine.  Mentre i pazienti protestano e le diverse parti politiche si preparano alla guerra delle cifre, abbiamo interrogato Ignazio Marino, il chirurgo che ha sospeso la sua professione per entrare in politica, e che è presidente della commissione Sanità del Senato.  

Si aspettava che dalla relazione della ministra Livia Turco venissero dati così allarmanti?  

«Cerchiamo di non nasconderci dietro un dito. La legge 40 in molte parti non è basata su conoscenze scientifiche, ma è frutto di mediazioni culturali e politiche. Era abbastanza inevitabile che i risultati non fossero dei migliori».  

Le sembra giusto che siano le donne e anche i nascituri a doverne pagare il prezzo?

«Evidentemente no. Ma non possiamo nemmeno dimenticare che, in occasione del referendum sulla legge 40, c’è stato uno scontro che ha spaccato il Paese. È anche per questo che il programma dell’Unione non ha previsto che si torni a metter mano alla legge. Credo però che ci siano spazi abbastanza larghi per migliorare in modo significativo la situazione attuale. Ovviamente ci vuole la volontà di farlo».  

A che cosa si riferisce?

« La legge sulla procreazione assistita prevede la possibilità di essere rivista ogni tre anni, attraverso le sue "linee guida", per adeguarla alle novità scientifiche che possono essere maturate. Bene, queste novità ci sono. Oggi si può congelare con ottimi risultati l’ootide, che è lo stadio precedente all’embrione, quando i due nuclei non si sono ancora fusi e il Dna non si è formato. Come cattolico praticante non vedo nessun impedimento, perché prima del Dna non c’è ancora la persona».

Qualcuno, spulciando il più importante pronunciamento della Chiesa in materia, l’istruzione Donum Vitae emanata nel 1987 dall’allora cardinale Joseph Ratzinger e approvata da Giovanni Paolo li, ha ritrovato una definizione che le dà ragione, visto che indica nella fusione dei due nuclei il momento della costituzione «di un nuovo individuo umano».

«Infatti sono convinto che non c’è bisogno di andare a un nuovo scontro fra laici e cattolici. Se le "linee guida", attese per il 20 luglio, introducessero questa modifica si risolverebbe il problema di dover sottoporre più volte le donne alle stimolazioni ormonali. E calerebbero anche i famosi parti multipli, perché si potrebbe scegliere quanti ootidi utilizzare a seconda di età e condizioni cliniche della donna».  

Si parla anche della possibilità di estendere la procreazione assistita ai portatori sani di Hiv, che invece la legge esclude perché non sono sterili.  

«Questo è un punto a cui sono particolarmente sensibile. Nel 2001 presi una censura dall’allora ministro della salute Sirchia perché per la prima volta in Italia avevo trapiantato un rene a un portatore di Hiv. Lo avevo fatto anche per rompere le pesanti discriminazioni di persone che ormai, con le nuove cure, hanno aspettative di vita quasi normali. Questo sarebbe un altro passo avanti importante».

Uno dei punti dolenti della legge è il divieto delle fecondazioni eterologhe. E anche questa è una ragione che spinge all’estero sempre più coppie, con conseguenze spesso negative.

«Anche qui si può pensare di affrontare il problema senza prenderlo di petto. Dalla relazione della ministra Turco viene fuori che oggi sono 3415 gli embrioni congelati a cui le coppie hanno rinunciato con una dichiarazione scritta, quasi mille in più rispetto a un anno fa. Che fare di questi embrioni in stato di abbandono? Una scelta è quella di lasciarli morire poco a poco. Un`altra di cederli alla ricerca scientifica, provocando la loro distruzione. Invece che infilarci in una nuova guerra fra credenti e non credenti penso che sarebbe più ragionevole renderli adottabili».  

Non crede che sarebbe una doppia eterologa?

«Ma no, è del tutto diverso. Qui non c’è lo squilibrio per cui uno dei due coniugi dà al bambino il 50 per cento dei suo patrimonio genetico e l’altro nulla. Qui siamo più vicini ad un’adozione, dove tutti e due i genitori sono estranei, ma dove in più c’è perla donna l’esperienza corporea della maternità. L’importante è non aver paura della scienza e cercare soluzioni accettabili per tutti».  

In questo caso però non basterebbe modificare le "linee guida". Sta pensando per caso di proporre una nuova legge?  

«Si, ci sto riflettendo. Ma prima bisogna discuterne pacatamente, esaminare tutti i vari aspetti. Non dobbiamo ripetere gli errori del passato».