ROMA – A poco più di un anno dall’applicazione della legge 40, quella sulla procreazione sottoposta a referendum, il ministero della Salute ha inviato una relazione al Parlamento. Un’indagine conoscitiva sul numero dei centri, sulla distribuzione nelle varie regioni e sull’attività della crioconservazione degli embrioni. Arriva il testo alla Camera e parte l’attacco dei Radicali. «L’articolo 11 della legge – scrive Marco Cappato, segretario dell’associazione Luca Coscioni – prevede l’istitutzione del registro delle strutture autorizzate. Il decreto avrebbe dovuto essere emanato all’entrata in vigore della legge ma, questo non è mai accaduto».
Dal testo risulta che i centri in Italia sono 327. Di questi, 104 di primo livello, ossia praticano l’inseminazione semplice: gli altri 221 anche le tecniche maggiori di procreazione medicalmente assistita. Lombardia e Lazio in testa, in Valle d’Aosta e in Umbria non esistono servizi. La stessa relazione annuncia che il decreto ministeriale deve istituire il registro nazionale per l’iscrizione delle strutture autorizzate. Il ministro Storace puntualizza: «La legge è riuscita ad introdurre un quadro normativo nel quadro dell’ordinamento giuridico di questa specifica, complessa e delicata materia dopo decenni di tormentato iter». Per i dati in grado di valutare la validità o meno della legge si dovra aspettare almeno altri due anni: solo dopo tre, infatti, come è scritto nel testo sarà possibile fare un esame sui casi. E trarre, quindi le conseguenze. Non prima.
La mancanza di informazioni più dettagliate sulle tecniche effettuate e sul numero dei cicli, si legge ancora nella relazione, «non consente di effettuare valutazioni epidemiologiche». Per questo sono stati riportati solo la distribuzione dei centri sul territorio, le loro caratteristiche e le informazioni sulla crioconservazione.
«Per tre anni non si cambierà nulla, questo è chiaro – commenta Daniele Capezzone, segretario dei Radicali – e, oltretutto, dovremo prepararci ad un duro attacco all’aborto. Si dirà che la legge sulla procreazione avrà permesso di far nascere lo stesso numero dei bambini e, altempo stesso, si sosterrà che i consultori non fanno da filtro come si deve».
Procreazione, relazione con polemiche
C.Ma.
Ad un anno dall’applicazione i dati del ministero della Salute. I Radicali attaccano