Contro il parere dei pm, il gip ha chiesto il rinvio a giudizio per il medico che staccò la spina
«Mi aspetto un`archiviazione, ma sarà il giudice a decidere». Da Bruxelles, dove si trova al parlamento europeo per un convegno sull`eutanasia organizzato dai radicali e dai liberaldemocratici, Mina Welby non nasconde le sue speranze per l`udienza preliminare che oggi a Roma dovrà decidere se archiviare – come richiede la procura – o rinviare a giudizio – come richiesto invece dal gip Renato Laviola – Mario Riccio, il medico che lo scorso mese di dicembre ha staccato la spina del macchinario che teneva in vita suo marito Piergiorgio Welby, da molti anni ammalato di una grave forma di distrofia muscolare. L`udienza di oggi potrebbe finalmente mettere fine al braccio di ferro che ormai da mesi contrappone il procuratore della repubblica Giovanni Ferrara e il pubblico ministero Gustavo De Martinis, fin dal pri- mo momento convinti di non dover procedere nei confronti di Riccio, al giudice per le indagini preliminari. Al punto che il 9 giugno scorso, di fronte alla seconda richiesta di archívíazíone da parte dei magistrati, il gip Laviola ha disposto l`imputazione coatta di Riccio per il reato di omicidio di consenziente. Il diritto alla vita – ha spiegato il giudice nell`ordinanza – è «sacro, inviolabile e indisponibile» e costituisce «un limite invalicabile da tutti gli altri diritti», compreso quello costituzionale dell`autodeterminazione fissato dall`articolo 32 della Costituzione, secondo cui nessuno può essere obbligato al trattamento sanitario. Nella sua ordinanza il gip descrive inoltre Piergiorgio Welby come «una persona costretta alla completa immobilità, senza possibilità di guarigione, ma non in fase terminale e anzi con una non breve aspettativa di vita». Va detto che, naturalmente, non la pensano tutti come il gip Laviola e che il comportamento di Riccio è già stato esaminato e approvato sia dall`Ordine dei medici di Cremona, la città in cui vive, che dalla Consulta di bioetica. Da più parti è comunque venuto l`invito al parlamento perché venga approvata al più presto una regolamentazione dell`eutanasia. «Sono sicura che se ci fosse stata una legge sull`eutanasia in Italia, Piergiorgio avrebbe avuto una vita più tranquilla per la sicurezza di trovare alla fine un approdo sereno». ha detto ieri a Bruxelles Mina Welby, aggiungendo di essere sicura che se l`eutanasia fosse regolamentata «molti non la chiederebbero». «E questo – ha proseguito – perché ci sarebbe la sicurezza di poter morire tranquillamente. Paradossalmente ci sarebbe una diminuzione delle richieste». Un concetto analogo è stato espresso dall`eurodeputato radicale Marco Cappato, che ha riferito testimonianze portate da esperti belgi, olandesi e svizzeri , paesi dove l`eutanasia è regolata dalla legge. Cappato ha spiegato inoltre che con il partito radicale e varie ong verrà creata una rete per far sì che i parlamentari nazionali dell`Ue siano adeguatamente informati sulle tematiche relative all`eutanasia.