Pressing sul Colle. Ciampi tace Ma è certo: domenica voterà

P. Ca.
ROMA – «Presidente, lei va a votare al referendum sulla fecondazione?». L’ultima richiesta di chiarimento viene dal professor Valerio Pocar, presidente della Consulta di bioetica, che chiede esplicitamente a Carlo Azeglio Ciampi di far sapere se il 12 giugno prossimo si recherà all urne oppure no, dopo che le alte cariche istituzionali hanno fatto conoscere la propria propensione.
Una richiesta destinata – come molte altre dello stesso tenore – a non ricevere risposta in questi giorni dal Quirinale. Il silenzio è totale e doveroso. E la ragione è evidente.
Se in vista del voto, il capo dello Stato facesse conoscere – in qualche modo – le proprie intenzioni potrebbe influenzare gli elettori in un senso o nell’altro. E chi conosce Ciampi e la sua liturgia costituzionale che gli impone di essere, sempre e comunque, al di sopra delle parti, sa che egli non commetterebbe mai un’imprudenza del genere.
Ciò detto, chiunque si prenda la briga di indagare su quanto ha dichiarato in passato – anche in occasione di altri referendum popolari – lo stesso Ciampi può tranquillamente prevedere che anche questa volta egli andrà a votare e non rinuncerà a compiere ciò che ritiene anzitutto un suo dovere.
Ad esempio, nel maggio del 2000, a conclusione del viaggio a San Paolo del Brasile, così si espresse a proposito del referendum sulla legge elettorale: «E’ovvio che l’astensione è legittima. Per quanto mi riguarda posso dire che ho cominciato a votare a ventisei anni. Da allora ho sempre votato. Considero quella legge che mi permise di votare nel 1946 una conquista, un diritto che ritengo di dover sempre esercitare».
E’ cambiato qualcosa da allora ad oggi? Certamente, no. E’ evidente, comunque, che nessuna previsione è possibile su come si indirizzerà il voto del capo dello Stato nelle quattro schede referendarie.
Così come tutto lascia presumere che fino all’ultimo il Quirinale cercherà di non dare alcuna pubblicità alla più che probabile intenzione del capo dello Stato di recarsi a votare; proprio per non dare alcun significato strumentale ad una scelta che, comunque, riguarda la sfera personale del Presidente . Fare annunci prima dello svolgimento dei referendum domenica prossima, visto che ormai lo scontro è tra astensionisti e fronte del sì, potrebbe essere interpretato dai contendenti come un’interferenza di una istituzione per sua natura invece superpartes.