«In piazza per la democrazia»

Giacomo Russo Spena

Sit-in davanti a Palazzo Chigi. E oggi si replica

 

La protesta esplode immediata dopo le parole di Silvio Berlusconi. Il tam tam viaggia su sms e web: «E un golpe alla democrazia» è scritto in migliaia di messaggi, mentre nei forum fioccano le accuse coritro «l’invadenza del Vaticano». Su Facebook invece il gruppo «Caso Englaro: sto con Napolitano e la Costituzione» schizza dai 900 iscritti della mattina a ben 6mila, così crescono le adesioni alla petizione on-line «a sostegno della scelta di Eluana».
Dalla ribellione internautica nel giro di qualche ora si passa alla manifestazione di piazza. «Ho saputo dell’appuntamento con un sms» dice un uomo, sulla quarantina, appena giunto sotto Palazzo Chigi a Roma per il presidio improvvisato, dove alla fine passerà qualche centinaio di persone. Nel concentramento svettano le bandiere dei radicali e dell’associazione Luca Coscioni, poi quelle del Prc, Sd, Pdci, Cgil e anche Pd. «Questo decreto è un attentato alla legittimità costituzionale», «stiamo fuori dall’ordinamento democratico» sono i commenti ripetuti in una piazza che è fortemente indignata e incazzata.
Basta infatti un niente per accendere gli animi: il presidente del X municipio, Sandro Medici (Prc), cerca con altre persone di occupare una corsia della strada «per far sentire maggiormente la nostra voce», qualche poliziotto in borghese lo strattona, invitandolo a rientrare sul marciapiede. Ne nasce un piccolo parapiglia, pochi secondi. Tanto basta per far nascere polemiche. «Finti rivoluzionari da quattro soldi. Come al solito i compagni danno fastidio ai cittadini» esclama un esagitato Marco Pannella che ha appeso al collo un cartello con su scritto «Pd] partito di lefebvriani». Parole al vento quelle del ‘radicale, coi militanti di "sinistra" che non risalgono sul marciapiede col traffico che va ad intermittenza. Per fortuna, dopo qualche minuto tutto si ricompone con lo slogan «il governo l’ha decretato, il corpo di Eluana è sequestrato» scandito da tutti i manifestanti. «Siamo diventati uno Stato integralista, il Vaticano detta e Berlusconi obbedisce» dice Roberta Fantozzi della segreteria nazionale del Prc, che lancia per oggi, insieme al Pdci, mobilitazioni davanti tutte le prefetture di Italia. Già ieri la prima si è svolta a Milano.
Sempre oggi invece si bisserà sotto Palazzo Chigi alle 17 con un sit-in promosso da Partito Socialista, Sd, Movimento per la Sinistra di Vendola, Verdi e Radicali. A Torino invece ci sarà un presidio dell’associazione Adelaide Aglietta e a Milano un concentramento «silenzioso e senza bandiere» (appuntamento alle 17 in piazza San Babila). Ma l’obiettivo di qualcuno resta quello di costruire un’iniziativa nazionale. «Vorrei che ci fosse una grandissima manifestazione di laici e liberali in questo Paese, spero se ne ricordi Veltroni», afferma la senatrice Emma Bonino, «è in gioco la libertà».
Un’apertura viene da Paolo Gentiloni, cattolico democratico, ieri sotto Palazzo Chigi: «Non c’è dubbio che bisogna proseguire le proteste», dice pur ammettendo le divisioni all’interno del partito. «C’è una discussione interna, ma siamo compatti nella difesa della democrazia e di Napolitano».