L’associazione "Sos infertilità" sul caso della donna respinta dal San Martino: seri quei medici che non creano illusioni GENOVA. «In Liguria la domanda è nettamente superiore all’offerta di prestazioni ed è qui che la Regione dovrebbe intervenire per dare l’opportunità di curarsi nel modo più rispondente alle esigenze delle coppie infertili».
Così Daniela Benghi, portavoce ligure di Sos Infertilità, associazione nata in Lombardia per monitorare le esigenze delle coppie e offrire loro sostegno anche attraverso la consulenza di un numero verde (800.097.999) contattatile due volte alla settimana. Della Liguria Sos Infertilità si occupa dopo il caso di Serena, la quarantunenne respinta dal Centro di fisiopatologia della riproduzione del San Martino per "raggiunti limiti di età", perché troppo anziana per tentare con successo la via della fecondazione assistita.
«Come rappresentante dell’associazione SOS infertilità ma soprattutto come donna esprimo tutta la mia comprensione a Serena. Ma mi sento di spezzare una lancia a favore dei medici del San Martino, che hanno il coraggio di guardarti negli occhi e metterti al corrente di tutte le opportunità ma anche di tutte le complicazioni che ci sono per affrontare una Fivet, fosse anche, come è successo a Serena, di consigliare un centro privato visto che i due centri pubblici più importanti della Liguria sono oberati di lavoro con liste di attesa di almeno un anno».
Secondo Benghi il problema è nelle risorse. «L’infertilità non è, sic et simpliciter "desiderio di maternità" bensì una patologia e come tale deve essere curata al pari di altre. Ed è vero – aggiunge – che i medici sono lasciati soli in una Regione dove non ci sono linee guida e regolamentazioni da seguire».
