«Più farmaci intelligenti contro i tumori» Veronesi: «Riparano i danni al Dna. Ma è meglio evitare false illusioni»

di Federica Cappelletti Umberto

Veronesi, 82 anni, è uno dei più famosi oncologi al mondo. Scienziato e medico, nel 2000 è stato anche ministro della Sanità nel governo Amato. Sostenitore dei vegetarismo, della depenalizzazione delle droghe leggere e dell’eutanasia, dirige l`Istituto europeo di Oncologia (Ieo) a Milano

Professor Veronesi, lei della lotta ai tumori ha fatto una ragione di vita: quali sono le ultime novità nel settore?

«Sono legate alla rivoluzione genetica. La scoperta che la malattia insorge sempre a seguito di un danno al Dna, ha rivoluzionato la ricerca biologica e aperto una nuova era nei campi della diagnosi e della terapia». Un grande passo in avanti… «Ci sta portando a mettere a punto e utilizzare sempre di più farmaci intelligenti. Mirati, cioè, a riportare le cellule tumorali alla normalità, attraverso un intervento sui geni alterati del Dna».

Volendo fare una classifica: l’Italia a che posto è come scoperte oncologiche?

«Oggi la ricerca oncologica va considerata su scala planetaria. Tutti i laboratori del mondo sono collegati tra loro. Diventa quindi difficile una valutazione nazionalistica delle scoperte. Detto questo, è innegabile come la produzione scientifica del nostro Paese sia ben lontana da quella di giganti come gli Usa, la Gran Bretagna e alcuni Paesi emergenti dell`Asia».

Alimentazione e stili di vita dove sbagliamo e perché ci si ammala sempre di più?

«L’alimentazione può diventare pericolosa, innanzitutto quando si sviluppa l`abitudine a mangiare troppo. I danni per l`organismo derivano dagli eccessi sistematici e dal conseguente sovrappeso. Il rischio oncologico è proporzionale alla quantità di cibo che mangiamo: più cibo, più rischio». Fin qui si è sempre pensato che ii fumo fosse la causa principale dei tumori… «Di tutti i cosiddetti fattori ambientali responsabili dell`insorgenza dei tumori, il fumo di sigaretta resta ancora il fattore numero uno. Chi fuma si espone all`azione di otto diverse sostanze cancerogene, tante sono quelle contenute nella sigaretta. E più di un quarto di tutte le forme di cancro nel mondo occidentale è causato sicuramente dal fumo».

La domanda forse è scontata ma comunque fondamentale: si arriverà mai a debellare i tumori?

«Penso di sì. Il problema è solo quando. Ma è proprio il quando che la gente vuole sapere. La ricerca scientifica vive in primo luogo di metodo e di principi, ma anche di intuizioni, casualità, fughe in avanti e battute d’arresto».

Vuoi dire che è difficile fare previsioni?

«Si. Sulla base dell’esperienza e della conoscenza disponibile possiamo però dare delle speranze o, al contrario, sfatare certe forme di illusione. Con l’aiuto delle conoscenze sul Dna umano, oggi abbiamo un controllo più esteso della malattia tumorale. Il tumore, sempre più spesso è una malattia che si può curare. E, soprattutto, si può prevenire». La Medicina continua comunque ad andare avanti: è di pochi giorni fa la notizia che il tumore al seno può essere tolto senza bisturi… «Attraverso una nuova frontiera tecnologica, per la prima volta possiamo trattare questo tipo di lesione tumorale senza l’inserimento di aghi e cateteri e la necessità di ricorrere a interventi chirurgici».

La nuova apparecchiatura si chiama Hifu e i cinesi hanno scelto proprio Ileo per sperimentarla…

«Il principio dell`Hifu era già noto: gli ultrasuoni focalizzati sono da tempo usati per eliminare tumori di superficie in ginecologia, otorinolaringoiatria e, da poco, anche per la prostata. La novità sta nella possibilità di operare tumori che sono all’interno del corpo: mammella, polmoni, fegato e pancreas… Il raggio brucia il cancro, proteggendo i tessuti circostanti. Dopo i primi test, abbiamo trattato i primi casi di cancro al seno. Siamo in fase di monitoraggio, ma i risultati fanno ben sperare: il mio sogno si sta avverando».

Ogni anno, solo in Italia, 90mila malati di tumore muoiono tra dolori atroci. E il nostro Paese è all`ultimo posto in Europa nell`uso di oppioidi per lenire la sofferenza…

«Non soffrire è un diritto. Quindi dico sì alla morfina. Fondamenta- le, è liberare questo potente antidolorifico dalle paure che lo avvolgono. La mia lotta al dolore va avanti da cinquant`anni, e da sempre rni batto nel fare una distinzione netta tra il farmaco e la sostanza psicotropa».

Ossia, tra l’uso terapeutico della morfina e quello meno nobile e improprio…

«Il nodo sta nel creare, anche in Italia, una cultura del dolore. Le poche strutture esistenti dedicate alla terapia del dolore, gli Hospice, stanno decollando solo ora e hanno ancora molta
strada da fare. Il dolore non deve essere vissuto come una catarsi alla quale non si può sfuggire… ». Professor Veronesi, la ricerca è un settore determinante per la medicina. Però dall`Italia i cervelli continuano a fuggire…

«Chi sceglie la carriera di ricercatore scientifico in Italia, sa di dover fare i conti con finanziamenti insufficienti e scarsissime possibilità di inserimento in centri con infrastrutture e tecnologie necessarie allo sviluppo della sua attività. Per forza di cose, i giovani che hanno i mezzi per farlo vanno a lavorare all’estero».

Cosa dovrebbe fare lo Stato per andare incontro ai giovani ricercatori?

«L’Italia ha bisogno di centri di eccellenza e di scienziati eccellenti. Il nostro problema, però, non è solo la fuga dei cervelli, ma la capacità di attirare e trattenere studiosi qualificati da tutto il mondo, per creare una comunità scientifica internazionale competitiva».

In questa ottica, quale può essere il ruolo dei privati?

«Oggi non ci sono più le condizioni per uno Stato garantista, che si occupi di ogni cosa per conto dei suoi cittadini. L’individuo, singolarmente oppure organizzato in associazioni, deve imparare ad assumersi parte della responsabilità economica e sociale della vita del proprio Paese. E una tendenza probabilmente irreversibile, che ha i suoi aspetti positivi. Del resto, ci sono esempi concreti a cui ispirarsi: in Gran Bretagna, negli anni `90, proprio grazie alla partecipazione dei privati a sostegno della ricerca pubblica, il Paese ha registrato il più elevato tasso di investimenti del mondo nel settore».

Professore, sul testamento biologico a che punto siamo?

«La popolazione ha reagito positivamente alla campagna di informazione sul testamento biologico e il movimento che ne è nato è stato così forte da indurre il Parlamento a discuterne. Oggi, i tempi per una legge sono maturi, anche perché il problema dei trattamenti di fine vita è sempre più evidente e urgente».

A non essere pronta sembra però la politica…

«ero. Ci sono ormai una decina di proposte per una legge, tutte simili e tutte in linea con le legislazioni di molti altri Paesi. Ma il dibattito si è affossato per motivi partitici o ideologici. Come accade spesso in Italia. Va detto però che, anche in assenza di una legge, il testamento biologico si sta diffondendo come libera iniziativa dei cittadini. Un po` come sta succedendo in Germania: lì, in assenza di una normativa, in tre anni dalla sua introduzione sono ben sette milioni i cittadini che vi hanno fatto ricorso.