Perché gli Usa anti-staminali non avranno mai la loro legge 40

Massimo Teodori
La legislazione federale non può invadere il campo dei moral issues

È istruttivo il dibattito sulle cellule staminali che si sta sviluppando nelle istituzioni statunitensi, dapprima in Stati importanti come la California e ora al Congresso federale di Washington in dialettica con il presidente Bush. La Camera dei Rappresentanti ha approvato con una maggioranza trasversale formata dalla maggior parte dei Democratici e da un notevole settore dei Repubblicani (238 voti contro 194) una proposta di legge che consente di finanziare con fondi federali la ricerca sulle cellule staminali ricavate dalla distruzione di embrioni. Se la proposta dovesse passare al Senato, come probabilmente aceadrà, Bush opporrà il veto esercitando le prerogative del Presidente con il blocco della legge e il suo rinvio al Congresso per un ulteriore esame. Tale procedura è usuale nel processo legislativo statunitense, anche se l’attuale Presidente finora non l’ha mai azionata. La Presidenza e il Congresso sono poteri divisi che si controbilanciano: il Presidente può bloccare con il veto leggi approvate da una maggioranza non larghissima del Congresso, e i due rami del legislativo possono bocciare le iniziative del Presidente con la semplice maggioranza dei propri membri.

Quel che qui interessa è il contenuto della legge sulle cellule staminali. Infatti non si tratta di una legge che dà indicazione sui limiti della ricerca o stabilisce proibizioni come potrebbe pensare il distratto osservatore italiano fuorviato dalle vicende di casa nostra. La legge approvata in un ramo del Congresso riguarda esclusivamente il finanziamento federale della ricerca sulle cellule staminali con obiettivi terapeutici nel proposito di allargare i limiti posti da un decreto presidenziale che finora consentiva il fmanziamento di Washington solo per ricerche su determinate linee di staminali embrionali. Per essere ancora più chiari sulla logica che presiede al rapporto tra Stato e un moral issue, anche oggi che alla Casa Bianca siede un Presidente cristiano fondamentalista, va notato che le regole e i limiti imposti per legge riguardano esclusivamente le contribuzioni finanziarie pubbliche, cioè gli investimenti decisi a nome della comunità nazionale dai poteri legislativo ed esecutivo.

Nell’ottica americana sarebbe impensabile una legge come la nostra, la 40/2004, sulla procreazione assistita che impone all’intera comunità nazionale quelle che sono impostazioni di carattere etico-religioso indicate solo da una parte, per quanto importante, dei cittadini. In generale la legislazione federale statunitense, che fa testo e prevale su quelle dei singoli Stati, assai difficilmente entra con il passo pesante nel campo dei cosiddetti moral issues, tra cui oggi il più importante è quello delle cellule staminali. La tradizionale diffidenza degli americani verso il potere di intervento dello Stato in materie di libertà personale, di diritti civili, e di preferenze esistenziali, familiari e sessuali fa barriera anche contro gli assalti condotti dai gruppi fondamentalisti come quelli che hanno appoggiato la rielezione del secondo mandato del Presidente Bush.

Si è soliti ripetere che la società americana è tra le più religiose del mondo occidentale e che la politica ne è fortemente influenzata. L’osservazione sicuramente fondata necessita tuttavia di precisazioni. Occorre distinguere in maniera netta il peso e l’influenza che le fedi esercitano nella società, nella cultura e nell’esperienza civile americana, e il modo in cui si configura il rapporto tra le chiese (intese come denominazioni) e lo Stato. Il dibattito tra i diversi punti di vista anche religiosi è molto aspro nella società americana, dove peraltro convivono felicemente una pluralità di comunità di credenti in fedi diverse insieme a non credenti. Ma non appena si considera il ruolo dello Stato – cioè delle legislazioni e dei poteri esecutivi – il muro di divisione tra, da una parte, le chiese, le dottrine e i valori religiosi e, dall’altra, le istituzioni pubbliche è solidissimo.

Il primo emendamento costituzionale (1790) “Il Congresso non potrà porre in essere leggi per il riconoscimento ufficiale di una religione o per proibirne il libero culto…