La libertà mi ha colto di sorpresa. Non me l’aspettavo e ora sto cercando di ricostruirmi una quotidianità, nuove abitudini. L’unica cosa che mi è chiara è che voglio aiutare chi ancora in Colombia vive nell’orrore che ho vissuto io. La libertà è un valore per cui vale la pena di combattere». Alle 13 in punto, poco ore dopo aver ricevuto la chiamata del presidente venezuelano Chavez, un’emozionata Ingrid Betancourt si collega telefonicamente da Parigi con il Meeting internazionale di San Rossore accolta dagli applausi della platea. Fino a una settimana fa, prima che venisse liberata, nella lista degli ospiti figurava sua madre Yolanda invitata dal comitato che sostiene la sua candidatura al Nobel perla pace, e che ha sede proprio in Toscana.
E` uno dei momenti più vibranti della prima giornata di lavori della kermesse dedicata quest’anno a «riabilitare il nome della tenuta di San Rossore», dove il 5 settembre 1938 il re Vittorio Emanuele DI firmò il primo regio decreto che diede il via alle leggi razziali in Italia. «Contro ogni razzismo, capire le differenze, valorizzare le diversità», è il titolo di questa VIII edizione del Meeting che ha ricevuto il messaggio augurale del presidente della repubblica Giorgio Napolitano. Altri applausi e altra emozione esplodono quando Claudio Martin!, presidente della Regione Toscana promotrice del Meeting, annuncia in sala la notizia della risoluzione con la quale il parlamento europeo chiede all’Italia di sospendere la raccolta e l’utilizzo delle impronte digitali dei rom. Per tutti è forte la sensazione di essere catapultati in un rigurgito della storia.
Anche per questo il genetista Marcello Buiatti, la senatrice e premio Nobel Rita Levi Montalcini e altri scienziati italiani hanno voluto «ribaltare la storia» presentando proprio qui, a San Rossore, esattamente 70 anni dopo quel 14luglio in cui venne pubblicato il «Manifesta della purezza della razza italiana» redatto da dieci scienziati, un «Manifesto antirazzista» specularmente opposto a quello del`38, in cui si smonta «l’architettura tanto accurata quanto infame che fu posta dal regime fascista a sostegno del razzismo e dell’antisemitismo italiano».
Oggi, ha detto Buiatti, «avverto un aumento continuo di astio, di litigiosità e di odio individuale e collettivo» paragonabile a quello esistente in altri momenti storici come «nella crisi del `29 o nel periodo tra le due guerre». «E` la paura dell`altro – ha sottolineato – che sia l’handicappato, il folle, il povero di spirito: non a caso c`è una proposta di legge per abolire la 180 e riaprire i manicomi». «Attenzione – esorta la vicepresidente del senato Emma Bonino – il razzismo è un demone ricorrente, come ci ha dimostrato anche la guerra nell`ex Jugolavia, ma se da Strasburgo oggi arrivano segnali rassicuranti vuol dire che la storia si può cambiare». Dello stesso avviso anche Isaac Newton Farris, nipote di Martin Luther King che mostra come esempio la candidatura di Barack Obama alla presidenza Usa: «Rappresenta una parte del sogno di mio zio che si realizza».
Pure il presidente dell`Ucei Renzo Gattegna, che aprendo i lavori ha portato la testimonianza delle comunità ebraiche, insiste sul punto: «Dobbiamo sempre vigilare – ha detto -: le giuste e necessarie azioni repressive verso chi viola le leggi non si devono trasformare in azioni di intimidazione o di discriminazione verso gli interi gruppi di appartenenza». Lo sa bene Valeriu Nicolae, direttore dell’ong rom romena European Roma Grassroots, che ha contribuito a scrivere la risoluzione approvata ieri a Strasburgo. «L’Italia è il peggiore paese d’Europa riguardo i diritti delle minoranze zingare». Per questo ieri a Bucarest, su iniziativa della Realitatea Tv e di alcune ong rumene, migliaia di rom hanno avviato una campagna di raccolta di impronte digitali che invieranno all’ambasciata italiana. Se devono essere schedati, sostengono, allora che siano schedati tutti.