FIRENZE – È un Guinness dei primati il signore elegante e giovanile, nonostante i settanta ed oltre, che mi viene incontro nella presidenza della facoltà di medicina dell`università di Firenze, Sir Magdi Yacoub (lo fece baronetto la Regina Elisabetta nel 1991). Primo trapianto di cuore in Gran Bretagna nel 1980 su un uomo, Derrick Morris, che diventerà poi il detentore del record di sopravvivenza in Europa, un quarto di secolo.
Il maggior numero di trapianti cardiaci al mondo, ma anche una straordinaria capacità organizzativa: il suo programma trapianti all`Harefield hospital di Londra, partito nel 1980, ha realizzato più interventi di qualsiasi altro centro nel Regno unito. Una vera «macchina da guerra» della chirurgia questo egiziano, nato al Cairo nel 1935, ma ormai very english nei modi e negli svaghi (nei momenti liberi si dedica al giardinaggio). Sposato con una tedesca e padre di tre figli, dal 2001 ha abbandonato il bisturi quotidiano (lo prende in mano per casi complessi e per i bimbi del Terzo mondo) per dedicarsi alla ricerca. Anche qui ha bruciato le tappe mettendo insieme all`Imperial College di Londra un gruppo di ricercatori che si sta già realizzando primati: è dell`anno scorso l`annuncio della prima valvola cardiaca umana creata in laboratorio a partire dalle cellule staminali del midollo osseo di un donatore.
Partiamo da qui, Sir Yacoub: quali sono le prospettive di questo brillante risultato di ingegneria dei tessuti? «Estremamente eccitanti. La mia équipe studia da quindici anni il tessuto interstiziale delle valvole e quali possano essere le cellule in grado di riprodurlo. Un passo è stato fatto: abbiamo scoperto che sono capaci di farlo quelle mesenchimali (che danno origine al muscolo e ai tessuti di sostegno, n.d.r.). Sono convinto che la strada dell`inge- gneria dei tessuti a partire dalle proprie cellule staminali sia assolutamente quella su cui puntare (e i risultati non sono lontanissimi) rispetto alle valvole artificiali e a quelle biologiche. Ma questa strategia mi sembra fondamentale negli anni che verranno per i trapianti in generale, cuore in testa. Certo, c`è l`alternativa degli animali come serbatoio d`organi, il maiale, ad esempio, ma il problema della trasmissione di virus pericolosi per l`uomo non sembra al momento risolvibile».
Che cosa pensa dell`utilizzo che si fa oggi di organi che una volta sarebbero stati scartati perché deteriorati o di persone in là con gli anni? Gruppi australiani e giapponesi sono arrivati a trapiantare reni asportati da malati di tumore «lavati» dalle cellule cancerose; non è un po` troppo? «Sì, è una strada rischiosa che non condivido. La carenza di organi è drammatica, inutile negarlo, e giustifica l`impiego di organi che noi in gergo tecnico chiamiamo "marginali", non perfettamente efficienti. Ma l`emergenza non ci autorizza ad esporre il malato al pericolo di diventare l`ospite di un tumore».
Quale soluzione vede nell`immediato alla penuria di organi? «Sta per entrare sul mercato negli Stati Uniti una macchina che considero rivoluzionaria, prodotta dalla ditta americana TransMedics di Boston della quale sono consulente (spero che nessuno mi accusi di conflitti di interesse, ride) che riesce a perfondere l`organo prelevato con sangue caldo, così da mantenerne intatte le funzioni: il cuore batte, il rene filtra. Ma questo sistema permette anche al chirurgo di verificare la vitalità dell`organo e di ottimizzarne la funzione prima del trapianto perché il tempo di attesa può essere dilatato. Con questo sistema si può migliorare notevolmente il metabolismo di un organo "marginale"».
Dei tanti pazienti che ha operato, quale ricorda con più affetto? «E difficile rispondere: li ho amati tutti, ma certo i bambini sono speciali..»
E nel suo futuro che cosa c`è, professor Yacoub? «Ancora tanta ricerca».