L’obiettivo è costruire una coalizione alternativa all’attuale. Noi proponiamo, spiega Marco Pannella in un’intervista al Corriere, una riforma delle istituzioni, dell’economia e del diritto sul «modello anglosassone». Il leader radicale è consapevole che «il centrosinistra non si può convertire alle nostre idee». Ciò però non esclude che si possano porre le basi per un programma comune di governo. Per questo Pannella si dà tempo sino a settembre per verificarne la percorribilità. La sua apertura è vista con sospetto dalla Margherita, che tramite il suo giornale — Europa — accusa i Radicali di volere «aprire un’asta» per il migliore offerente.
Pannella, ha letto Europa?
«No, ma mi è stato riferito perché mi trovo a Bruxelles. Contiene osservazioni che producono lo stesso effetto di un gracidante 78 giri e ci attribuisce un concentrato di banalità e scemenze».
E rispetto all’accusa che il dialogo sottenda un ricatto politico, lei, Pannella, che cosa risponde?
«Siamo gli unici ad avere sempre tenuto pubblicamente i contatti con tutti i partiti. Chi invece fa politica bazzicando i corridoi ci accusa con argomentazioni qualunquiste. Europa evidentemente si adegua a questo modo di agire».
Europa, in realtà, obietta che l’apertura anziché all’Unione dovrebbe essere rivolta allo Sdi di Enrico Boselli che sta trattando con Gianni De Michelis e Bobo Craxi, dato che la questione radicale, e più in generale laico-socialista, è di sua spettanza.
«Sarebbe meglio parlare di politica e delle vere questioni piuttosto che fare l’esegesi di un giornale semiclandestino».
E chi sono allora nel centrosinistra i vostri interlocutori?
«Europa non lo è. Rutelli e altri sì».
Il dialogo con l’Unione è partito oppure no?
«Progetto e storia radicali fanno parte di quel mondo politico che sta tra Blair e Zapatero. Le due componenti nazionali del Partito radicale transnazionale, cioè Radicali italiani e il “Movimento Luca Coscioni