Ora, però, si faccia la legge

Della legge sul testamento biologico se ne riparlerà. Di più: c’è pronto un nuovo testo del quale il Parlamento si occuperà però non appena completato l’esame della legge Finanziaria. Se qualcuno temeva che le tracce di quella legge fossero destinate a perdersi nelle nebbie che di tanto in tanto in Parlamento si alzano, ebbene: si sbagliava. Così la senatrice Fiorenza Bassoli, relatrice in commissione Sanità del Senato, ha risposto ieri sulle colonne del Riformista al segretario della associazione Luca Coscioni, il radicale Marco Cappato, che mercoledì scorso, sempre su queste pagine, aveva richiesto le dimissioni della diessina, oggi democratica. E ancora Cappato, ieri, è tornato sul tema spiegando, tra l’altro, che il suo non era «un attacco frontale e personale ma una denuncia politica di una situazione che, per quanto mi riguarda, soltanto l’annuncio dato oggi consente di considerare mutata».

Per la verità, preso atto con soddisfazione delle parole della senatrice, Cappato la invita a una ulteriore riflessione: «finora sono stati suoi colleghi di partito, e non certo noi Radicali, a cercare di rinviare in continuazione l’esame del provvedimento, e la logica delle scelte condivise, se si tramuta da opportunità a vincolo ideologico di unanimismo a qualsiasi costo, consegna un diritto di veto alle componenti clericali, come già accaduto, sempre dall’interno del partito della senatrice Bassoli, sul provvedimento che riguarda i Dico». Comprendiamo le preoccupazioni di Cappato ma, naturalmente, comprendiamo anche quelle di Fiorenza Bassoli. Questo giornale ha più volte sottolineato come su questi temi la politica abbia troppo spesso perso la voce o abbia mancato di coraggio. Non ci sembra il caso della risposta della Bassoli che, anzi, assume pubblicamente un impegno che anche da queste parti condividiamo. Ora, però, si tratta finalmente di passare dalle parole ai fatti. E siamo certi che, se davvero una nuova stagione deve iniziare, inizierà anche da qui, come anche le recenti parole di Goffredo Bettini sembrano confermare. O, almeno, celo vogliamo augurare.