«Ogni bimbo potrà conservare le sue staminali»

In Italia non è consentito congelare il sangue del cordone ombelicale per uso proprio. Previste banche pubbliche, il costo: mille euro. Appello delle donne di tutti i partiti: il ministero pronto a togliere il veto.

Se liberalizzare è il verbo del governo Prodi, oltre che a taxi, ricariche telefoniche e farmacie, ben si adatta anche alla donazione di cordone ombelicale. Il ministero della Salute potrebbe aprire al cosiddetto uso autologo. In parole semplici: la mamma decide di far prelevare e congelare subito dopo il parto il filamento che durante la gravidanza l’ha tenuta unita al feto. Non per metterlo a disposizione della comunità, donandolo. Ma per garantire a suo figlio, e a lui solo, una potenziale riserva di cellule staminali da trapiantare un domani, in caso di malattia. Pratica vietata in Italia quella del deposito privato. Le coppie desiderose di mettere al sicuro tale risorsa terapeutica si affidano a banche estere pagando belle somme. Da 1.500 a 3.000 euro per ogni congelamento, più le spese annue di mantenimento. Fenomeno in crescita, soprattutto dopo l’esempio di genitori celebri. Nel 2006 Il principe Felipe di Spagna e la moglie Letizia di Borbone hanno spedito a Tucson il sangue cordonale della neonata Leonor. Da allora la corsa all’esportazione ha avuto un’accelerata. Al ministero della Salute arrivano ogni anno dalle 3 alle 4 mila richieste di nulla osta. «Il problema è che non tutte le strutture straniere danno garanzie di sicurezza. A volte i proprietari del cordone non sanno neppure dove hanno sede», dice Alessandro Nanni Costa, coordinatore del Centro nazionale trapianti.

Da qui la scelta di rivedere il divieto, previsto da un’ordinanza con scadenza 9 maggio, iniziativa dell’ex ministro della Salute Girolamo Sirchia. Livia Turco, prima di reiterarla, ha affidato ad una commissione il compito di studiare e proporre modifiche in attesa di una legge definitiva che richiederà più tempo. Il gruppo di esperti è coordinato da Maura Cossutta, consulente del ministro per le politiche sulla donna. L’orientamento è di aprire all’impiego autologo, considerato «il male minore». «Stiamo cercando una soluzione attenta ed equilibrata dal punto di vista etico. Sono contrario alle banche private, ma in qualche modo dobbiamo tutelare le coppie italiane», riconosce Nanni Costa. L’idea sarebbe quella di consentire il deposito personale, a pagamento, nei circa venti centri pubblici della rete nazionale, di qualità eccellente. La cifra indicativa potrebbe essere mille euro ad unità comprese le spese di prelievo e congelamento. Ovviamente le donazioni resterebbero gratuite. Adesso il deposito autologo, «dedicato» , è consentito solo se nella famiglia del neonato sono presenti certe patologie. Favorevole al nuovo corso l’ematologo Wllliam Arcese: «La difesa delle conservazione pubblica è ormai insostenibile. Avvertiamo la pressione dei genitori. La comunità scientifica è concorde sul fatto che oggi tenere da parte le staminali del cordone sia inutile perché i vantaggi terapeutici e la prospettiva di trapiantarle sono minimi. Ma non possiamo più negare la libertà di scelta al cittadino» . Premono anche le firmatarie di un appello bipartisan alla Turco. Donatella Poretti (Rosa nel Pugno), Donna Bianchi e Cinzia Dato (Ulivo), Daniela Dioguardi (Rifondazione), Sandra Cioffi (Udeur), Chiara Moroni (Forza Italia), Daniela Santanchè (An), Tana De Zulueta (Verdi) chiedono «di rivedere la normativa facendo tesoro delle esperienze europee».