Obiettori. Il documento è del Comitato Nazionale di Bioetica, l’organo di consulenza di Governo e Parlamento sui temi eticamente sensibili. Porta la data di ieri, 25 febbraio. E dice sì alla possibilità, per i farmacisti, di esercitare l’obiezione di coscienza per non vendere la pillola del giorno dopo. Per Lorenzo D’Avack, vicepresidente del comitato, l’obiezione di coscienza può essere invocata “per quei prodotti farmaceutici per i quali non si può escludere la possibilità di un meccanismo di azione che porti all’eliminazione dell’embrione”.
Bioetica al di là della legge. Le reazioni sono tante. E immediate. Quella dell’associazione Luca Coscioni è affidata ad Annalisa Chirico: (LEGGI ANCHE L’ARTICOLO DI LIBERAZIONE)
“Il documento del Comitato Nazionale di Bioetica dimostra che l’organo di consulenza (e di nomina) governativo è diventato ormai un fortino reazionario, al di sopra della legge”. Questo perchè “il rifiuto di vendere la pillola del giorno dopo la regolare esibizione della ricetta medica, configura un reato per interruzione di pubblico servizio”. E i radicali rilanciano, proponendo una campagna d’opinione. “Dopo quest’ennesimo tentativo di brandire la contraccezione come un’arma contro l’autodeterminazione, noi proseguiremo nella campagna per l’abolizione della ricetta medica per la pillola del giorno dopo. Abbiamo già raccolto migliaia di firme e andremo avanti perché l’Italia si metta al passo col resto d’Europa”.
Federfarma. Chiara anche la posizione di Federfarma. Annarosa Racca, presidente dell’associazione nazionale dei farmacisti: “Abbiamo il dovere di dispensare, sotto prescrizione, ogni tipo di medicinale”. E se in farmacia fosse presente un obiettore di coscienza, “allora nella stessa dovrà esserci un altro farmacista non obiettore”.