Nuvoli vuole arrendersi?

Un testo preparato nei giorni scorsi con l’aiuto del sintetizzatore vocale e della moglie Maddalena Soro e consegnato ieri ai giornalisti. Sarebbe questo il testamento di Giovanni Nuvoli, malato sassarese di Sla, divulgato ieri, “Io, Giovanni Nuvoli, nato ad Alghero il 15/12/53 e residente ad Alghero, affetto da Sclerosi laterale amiotrofica, nel pieno possesso delle mie capacità di intendere e di volere, chiedo ai dottori o a un collegio di medici di voler sospendere le terapie che attualmente mi vengono somministrate, anche se tale sospensione sarà senz’altro causa della mia morte. In particolare atteso l’esito sicuramente infausto della malattia da dalla quale sono affetto e che mi costringe immobile a letto, chiedo ai sensi dell’art 13 e 32 della Costituzione il distacco del ventilatore artificiale che mi mantiene in vita. Chiedo di rendere effettivo questo mio diritto di rifiutare cure e terapie a cui non intendo essere ulteriormente sottoposto Mi venga somministrata una sedazione volta a lenire le inutili sofferenze successive al distacco del ventilatore”.

L’esponente dei Radicali Maria Isabella Puggioni ha spiegato di aver contattato due notai, di Sassari e di Alghero seguito alle volontà di Nuvoli. Il primo ha però, spiegato che il sintetizzatore vocale non è riconosciuto dalla legge e quindi vuole un interprete nominato dal Tribunale. Il secondo si è detto disposto ad ascoltarlo senza la macchina ma ha eccepito di non poter certificare cose contro la legge. La costante presenza dei Radicali a fianco di Nuvoli non passa inosservata: “Le condizioni del paziente sono notevolmente peggiorare da quando è tornato a casa, contravvenendo alla risoluzione della Commissione parlamentare d’inchiesta – afferma la senatrice Udc Sandra Monacelli e non posso fare a meno di rilevare l’ingombrante e costante presenza dei Radicali che fanno da tramite alla sua volontà”. Anche la senatrice Emanuela Baio Dossi (Margherita) concorda affermando che “con tutto il rispetto dovuto alle persone che soffrono, è necessario ribadire che la risposta che le istituzioni pubbliche devono dare è nella direzione dell’accompagnamento nella sofferenza, anche fornendo tutti gli strumenti possibili per alleviarla, non certo di avallare scelte di morte. Questi tentativi di portare la sua volontà sul piano pubblico mi inducono a domandarmi se dietro questa vicenda ci sia solo il desiderio di alleviare le sofferenze oppure una strumentalizzazione da parte di chi vorrebbe introdurre l’eutanasia attraverso forme surrettizie”. Si dice stupito Francesco Maringelli, l’amministratore delegato di Sr Labs, la ditta che ha progettato e installato il sintetizzatore vocale attraverso cui Nuvoli comunica con il mondo: “Stiamo lavorando per far vivere Giovanni al meglio, mettendolo in rete con altri malati di Sla e con chi può sostenerlo come i medici”. Ma resta la grande domanda. Giovanni Nuvoli, ancora una volta, propone in pubblico il suo stato d’animo. I ‘ultima tappa di questo suo percorso è la conferenza stampa di ieri con pochi giornalisti scelti come “testimoni”, in assenza di notai. Ci sarebbe –dice- «un collegio di medici» disposto a “staccare la spina” ma manca chi legalmente lo certifichi. Sembra così confermato il suo “desiderio di morire”. La prima impressione è che domini la confusione, accompagnata forse dal desiderio di pubblicizzare un obiettivo. Alle domande consuete si aggiungono alcune perplessità. La storia recente ci può aiutare a capire. Giovanni lasciò l’ospedale poco prima di Pasqua in condizioni buone, per quanto lo possa consentire una malattia inesorabile: sereno, disposto alle cure accettate anche “per paura di morire” e con il desiderio di ritrovare tra le mura di casa soprattutto il proprio ambiente naturale. Cos’è capitato da allora? Se, come dimostrano gli atti intrapresi dall’Azienda sanitaria e dal territorio algherese, l’attenzione medica verso di lui non e diminuita, anzi è cresciuta in persone e mezzi, ci si chiede: non può essere che proprio l’ambiente domestico, pur all’inizio così desiderato, sia ora insufficiente per garantirgli serenità e vigore? Perchè non ricordare quanto l’ospedale sia stato decisivo per dare speranza e forza alla sua vita nonostante l’avanzare della malattia? E ancora: quali fattori hanno contribuito a questa inversione di volontà maturata dopo il ritorno a casa? Domande legittime, che meriterebbero un’indagine più profonda di una pur comprensibile esternazione di “voglia di morire”. (hanno collaborato Francesca Lozito e Ilaria Nava) «Vi spiego perché sarebbe preferibile che la politica evitasse saggiamente di risolvere per legge una materia troppo complessa»