L’ex arbitro aveva smesso di alimentarsi, Cappato: se n’è andato in modo indegno. Il magistrato, non è necessaria, La moglie: grazie allo Stato è morto di fame.
L’ultimo saluto a Giovanni Nuvoli i suoi cari, con in prima fila la moglie Maddalena Soro e Silvana (la figlia dei primo matrimonio della donna), lo daranno alle 16 di oggi nella Chiesa di San Giuseppe ad Alghero, dove don Potito Niolu, amico di famiglia, celebrerà la messa e impartirà la benedizione alla salma dell’ex arbitro malato di sla (sclerosi laterale amiotrofica), morto lunedì notte. Un decesso improvviso ma per cause naturali – senza il distacco cioè del respiratore – provocato quasi certamente dalle ormai ridotte difese del malato provocate anche dal rifiuto di cibo e acqua, registrato – come hanno reso noto i radicali – in un video che ha ripreso i momenti in cui l’ex arbitro di calcio, attraverso il sintetizzatore vocale, ha comunicato la sua decisione. Una forma di protesta cominciata il giorno dopo (10 luglio) che gli inquirenti avevano bloccato l’anestesista Tommaso Giacca, pronto a staccare l’apparato che lo teneva in vita e a sedarlo in modo da consentirgli quel distacco sereno («voglio andarmene, dormendo») che aveva più volte sollecitato. «Gli hanno fatto fare una fine indegna. Era in condizioni molto peggiori rispetto a Welby, che anche negli ultimi giorni riusciva a usare il pc e a collegarsi per 10′ a Internet. Giovanni è la persona più debole che possiamo immaginare.
Purtroppo, avrebbe anche potuto andare avanti così per altri 15 anni», ha sottolineato Marco Cappato in una conferenza stampa nel corso della quale l’europarlamentare. radicale ha reso noto che Nuvoli aveva anche manifestato la volontà, come estremo atto di protesta, di farsi portare davanti al Tribunale di Sassari e aspettare che si scaricassero le batterie del respiratore artificiale. Su questo aspetto, comunque, almeno da parte degli inquirenti traspare la volontà di mettere la parola fine alla vicenda. Il pubblico ministero Paolo Piras, che accompagnato da un ufficiale dei carabinieri aveva personalmente eseguito una ricognizione del cadavere, constatando che il respiratore artificiale era ancora in funzione, ha ritenuto non necessario l’esame e ha concesso il nullaosta per il funerale. Accanto ai ricordi e rimpianti («nella sua casa c’era il Paese che sarebbe bello avere», ha spiegato l’anestesista Tommaso Ciacca, sottolineando che «intorno a lui c’erano infatti persone impegnate a curarlo con tanto amore, capacità e premura») la vicenda ha riacceso le polemiche tra le forze politiche sull’eutanasia, ma soprattutto sul testamento biologico. «Giovanni ha finito di soffrire, si è lasciato morire», ha detto Maddalena Soro, moglie di Giovanni Nuvoli che poi ha amaramente commentato: «Grazie allo Stato è morto di fame». Giovanni Nuvoli aveva rifiutato l’alimentazione per la prima volta il 2 luglio scorso. E nutrimento veniva dato al malato di sia attraverso la gastrostomia endoscopica percutanea (peg), con un sondino inserito nello stomaco attraverso la parete addominale. Nuvoli aveva ripreso a nutrirsi quando il 7 luglio era arrivato ad Alghero l’anestesista Tommaso Ciacca, pronto ad assecondare la sua volontà di morire senza soffrire. Il professionista era stato però bloccato dai carabinieri.