Nuvoli non chiede che sia staccato il suo ventilatore

"Non voglio più curarmi. Staccate le macchine". E’ il messaggio che l’Associazione radicale Luca Coscioni attraverso un comunicato apparso nel pomeriggio di ieri sul proprio sito Internet ha attribuito a Giovanni Nuvoli, il 53enne ex rappresentante di commercio ed ex arbitro di Alghero affetto da Sclerosi laterale amiotrofica, la stessa malattia di Piergiorgio Welby. La frase – la sola virgolettata nel testo- sarebbe stata sillabata attraverso il sintetizzatore vocale in presenza del suo medico, Carlo Síni, di un infermiere e un assistente. Nuvoli, rientrato nella sua casa di Alghero appena prima di Pasqua, «non vuole sottoporsi al prelievo ematico – si legge nel comunicato -. Dichiara ancora riguardo la terapia infusionale e farmacologica: rifiuta tutto tranne i sonniferi. Rifiuta anche gli antidepressivi. Rifiuta anche le visite specialistiche escluso l’urologo. Rifiuta il cambio cannula.Vuole alimentarsi ancora con cibi e acqua. Vuole l’integrazione di ossigeno nella ventilazione. Rifiuterebbe le cure in caso di instabilità clinica». Si tratta di espressioni che rappresentano una novità dal duplice significato: da una parte il rifiuto di una serie di interventi medici che potrebbe comprometterne nel lungo periodo il quadro clinico; dall’altro lato, assai importante, c’è la dichiarazione di volere proseguire alimentazione e idratazione e di accettare quella ventilazione per la cui sospensione si era invece pronunciato tempo fa. Costretto dalla malattia a un penoso stato di immobilità ma accudito in casa propria grazie a un esemplare dispositivo di assistenza predisposto dall’Ospedale di Sassari dov`è stato a lungo ricoverato, Nuvoli non è nuovo a dichiarazioni che paiono tra loro contraddittorie: effetto di una malattia che induce una situazione emotiva comprensibilmente assai precaria. Se dunque accetta la ventilazione e non chiede più l’aiuto di un medico che la sospenda significa che una speranza che recuperi il proprio attaccamento alla vita c’è ancora. Qualche settimana fa l’Associazione radicale aveva nominato, tra i propri aderenti e  simpatizzanti, un collegio di otto medici che avrebbero dovuto decidere della sorte di Nuvoli. Di questo singolarissimo collegio autoproclamato nulla si è più saputo. Ora la nuova dichiarazione, che sembra corrispondere alla necessità di chi ne sta seguendo politicamente il caso umano di creare una notizia e richiamare l’attenzione dei media anziché lasciare la vicenda all’opportuna discrezione del rapporto tra medici che lo conoscono e paziente. Forza Giovanni, non mollare.