Nuvoli morto di fame e di sete. Per la Chiesa può accedere ai funerali

di Walter Falgio
Come Welby, aveva chiesto di morire. Come Bovio, si è suicidato. Ma non è stato un raptus 

La fine per Giovanni Nuvoli è arrivata nel modo peggiore. Poco prima delle 22 di lunedì, l`ex rappresentante di commercio e arbitro di Alghero 53enne colpito da Sclerosi laterale amiotrofica, se n`è andato sotto sedativi e consumato dal digiuno. Una determinazione straordinaria unita al sostegno dei suoi familiari ha consentito a Nuvoli di porre fine a un`agonia inumana. Sette anni di malattia e quattro di prigionia, immobile dentro un corpo irriconoscibile e avvolto nel tubo di un respiratore meccanico. Lo Stato, i notai, nessuna autorità, nessun tribunale sono stati in grado di consentire una "dolce morte" al malato terminale. Nonostante le sue ripetute, esplicite richieste di farla finita con dignità, con l`aiuto di un anestesista che potesse assisterlo dopo il distacco del respiratore. L`ultimo appello il 27 giugno dal sito dell`Associazione "Luca Coscioni": «Non voglio più curarmi, staccate le macchine». Nonostante i comprensibili cambi d`umore, le comprensibili incertezze di un uomo all`ultimo bivio della vita, Nuvoli ha ribadito più e più volte la sua volontà: «Si può chiamare vita questa mia permanenza in un involucro che non riconosco più come il mio corpo? Questo accanimento mi sembra assurdo, ipocrita, inutile». La moglie, Maddalena Soru, racconta: «La volontà di staccare la spina è stata espressa da mio marito subito dopo essere stato intubato, nel 2003. Agli inizi dell`anno successivo era già stanco della sua situazione. Quando all`epoca, era il febbraio 2003, ebbe una crisi respiratoria mi supplicò di lasciarlo morire. Eravamo a casa e io non ebbi il coraggio di farlo. Chiamai il 118». Si doveva arrivare allo sciopero della fame e della sete. A una decisione estrema e disperata dopo che lo scorso 10 luglio l`anestesista di Perugia Tommaso Ciacca era stato bloccato dalla Procura di Sassari e dai carabinieri nell`intento di sedare e procedere allo spegnimento del respiratore a casa Nuvoli: «Ora Giovanni ha finito di soffrire, si è lasciato morire», ha detto la moglie. Parole pesanti sono state espresse dall`eurodeputato radicale e segretario dell`associazione Coscioni, Marco Cappato, che ricorda la vicenda dell`anestesista fermato: «Giovanni Nuvoli è morto in un modo indegno, come nemmeno un animale si tollererebbe morisse, per scelta obbligata dallo Stato italiano. Quando il medico anestesista radicale dell`associazione "Luca Coscioni", Tommaso Ciacca, su richiesta reiterata di Nuvoli, e dopo diverse visite di specialisti, si è recato a casa di Giovanni per praticare il distacco del respiratore sotto sedazione è stato fermato dalle forze dell`ordine su decisione della Procura e dei Tribunale di Sassari». Per Cappato quella di Nuvoli è stata una fine ignobile e aggiunge: «Una settimana dopo aver fermato Ciacca, quegli stessi "tutori della legge" si sono dovuti arrendere al coraggio e alla forza di un uomo che aveva già sofferto oltre quanto umanamente sopportabile e che perciò ha deciso di interrompere fino alle estreme conseguenze l`assunzione di cibo e di acqua». Pochi giorni fa il tribunale di Sassari aveva riconosciuto che Nuvoli, tramite il sintetizzatore vocale messo a disposizione dalla Asl, «può esprimere da solo e compiutamente la propria volontà». Per questo il suo ultimo desiderio di interrompere la vita decodificato dallo strumento è stato registrato e filmato. Nuvoli comunicava con il battito delle palpebre, unica parte del corpo in grado di rispondere agli stimoli. Prima che fosse reso disponibile il sintetizzatore era la moglie Maddalena a tramutare in parole i pensieri del marito attraverso una lavagnetta il plexiglass con tutte le lettere dell`alfabeto. Lo stesso giorno della morte dell`algherese, Mario Riccio, l`anestesista che aveva aiutato a morire Piergiorgio Welby, è stato prosciolto dall`accusa di «omicidio del consenziente» perché il fatto non costituisce reato. Alla luce di questa sentenza ancora le parole di Nuvoli: «Chi mi uccide – diceva – non sarebbe il medico, ma la malattia. I medici consapevoli di non essere padreterni, devono saper accettare la morte. Non come sconfitta professionale, ma fatto naturale».  Tra ieri e oggi una piccola folla si è radunata attorno alla casa Nuvoli, nelle campagne di Alghero. In tanti hanno salutato per l`ultima volta Giovanni, firmato un registro e scritto un pensiero su un biglietto. Il magistrato non ha ritenuto necessaria l`autopsia e ha dato il via libera ai funerali. Oggi alle 16 nella chiesa di San Giuseppe.