A tre anni dall’entrata in vigore della legge 40, sette senatori del centro-destra hanno presentato un provvedimento che vuole modificarne alcuni aspetti che si sono rivelati inadeguati A tre anni dall’entrata in vigore della legge 40, in materia di procreazione medicalmente assistita, sette senatori del centro-destra hanno presentato un disegno di legge che vuole modificarne alcuni aspetti che si sono rivelati inadeguati. I senatori firmatari: Del Pennino, Biondi, Paravia, Iannuzzi, Saro, Sterpa e Stracquadanio, non intendono riaprire nessuno scontro sui grandi temi bioetica che hanno caratterizzato il dibattito sulla legge prima e successivamente sul referendum. Ne abbiamo parlato con i senatori Del Pennino, primo firmatario, e Stracquadanio.
Senatore Del Pennino, perché questa disegno di legge?
Perché riteniamo che a tre anni dell’entrata in vigore della legge 40, essa ha rivelato grossi limiti come dimostra il fatto che è aumentato il fenomeno del “turismo riproduttivo” in misura esponenziale, e perché si è verificato un blocco della ricerca sulle cellule staminali embrionali nel nostro Paese mettendoci in una condizione di difficoltà rispetto agli altri paesi europei. Abbiamo quindi ritenuto che alcuni aspetti della legge, pur senza toccarne l’impianto complessivo, andassero rivisti.
Quali sono i punti più importanti di questo disegno di legge?
I punti importanti sono sostanzialmente tre: l’estensione della possibilità di ricorso alle formule di procreazione medicalmente assistita anche alle coppie non sterili ma portatrici di malattie genetiche trasmissibili al concepito; una regolamentazione non totalmente proibitiva delta fecondazione eterologa, per cui viene prevista la possibilità di ricorso previo giudizio da parte di una commissione medica da istituire presso gli assessorati regionali; la possibilità di ricerca sulle cellule staminali almeno con il metodo “Dulbecco’ che non poneva problemi etici e consentiva di sviluppare la ricerca anche sulle cellule staminali. Inoltre abbiamo previsto che quando è accertato che l’embrione non sia più idoneo per l’impianto, esso possa su decisione della coppia, essere utilizzato per la ricerca scientifica, come accade nella legislazione dei altri paesi europei. Oggi è previsto, anche dal Comitato nazionale di bioetica, che i ricercatori italiani possono utilizzare linee cellulari staminali importate dall’estero, ma è vietata loro la possibilità di ricerca sugli embrioni prodotti in Italia anche quando accertata la loro non idoneità all’impianto. Questo disegno di legge nasce per iniziativa di sette senatori del centro destra, un dato significativo. Su questo tema le divisioni sono sempre state trasversali, non sono state mai divisioni che corrispondevano agli schieramenti politici tradizionali, come si è verificato già in occasione della discussione sulla legge 40, quindi insieme coni miei colleghi ci collochiamo in questa logica.
Sen. Stracquadanio qual è il senso di questa iniziativa?
Il nostro disegno di legge è per molti versi analogo a due disegni dl legge presentati la scorsa legislatura uno dalla senatrice Dentamaro, a dagli onorevoli Fabris e Righetti esponenti dell’udeur, e un altro dagli onorevoli Carluccì e Parodi di Forza Italia e di Alleanza nazionale. Il senso del nostro Decreto legge è che non c’è nella nostra iniziativa la contrapposizione laici-cattolici, vogliamo semplificare la legge nella direzione di una maggiore ragionevolezza, la stessa che ha ispirato i colleghi la scorsa legislatura. Noi non abbiamo nessun antagonismo pregiudiziale nei confronti della chiesa, per questo le polemiche sulla presunta ingerenza Vaticana mi sembrano del tutto fuori luogo, infatti il Parlamento e i cittadini sono liberi dì determinarsi come credono.