«Non si tratta di due madri E’ solo chirurgia cellulare»

di Daniela Cipolloni
«Perché parlare di tre genitori? Saran­no sempre e solo due. In più c’è una donna generosa che ha donato un ovulo sano, con lo stesso spinto con cui si potrebbe fare una donazione di sangue, risparmiando però al bimbo di soffrire a causa di tremende patologie muscola­ri o neuronali».

Non ha alcuna riserva Carlo Alberto Redi, direttore scientifico della Fonda­zione Irccs Policlino San Matteo di Pavia, nel difendere l’ultima frontiera della fecondazione artificiale.

Perché è favorevole?

Perché questa tecnica ci permetterà in futuro di eliminare patologie di tipo mitocondriale, altrimenti ineli­minabili. Non c’è niente di sconvol­gente, non viene toccato il Dna dei due genitori in senso stretto.

Ma entra in gioco un terzo genitore.

Non è così. Il bimbo sarà geneticamente figlio in tutto e per tutto di chi ha messo lo spermatozoo e l’ovocita iniziale. Dopodiché viene effettuata una chirurgia di cellule, il trasferimen­to del nucleo in una cellula uovo sana. C’è un’amica della madre, che senza alcuno scambio di denaro, regala il proprio ovulo perché i suoi mitocondri non hanno patologie. Francamen­te non vedo dove sia il terzo genitore.

Possono sorgere problemi di incompa­tibilità tra il Dna del nucleo e quello mitocondriale?

Assolutamente no. è da escludere. I mitocondri sono organelli cellulari comandati per produrre energia, che contengono una minima percentuale di Dna esclusivamente materno. Non c’è alcuna interazione tra questo e il genoma nucleare, che contiene comunque un Dna diverso, che è quello del padre e della madre.

Prima gli embrioni chimera, ora gli em­brioni "a tre". Non crede che la manipola­zione della vita si stia spingendo troppo in là?

Non riesco a veder la necessità di mettere freni alla ricerca, laddove questa si sta muovendo per compiere delle azioni buone. Gli embrioni chi­mera, o meglio i cibridi, serviranno per creare staminali embrionali sen­za utilizzare gli ovuli delle donne. In questo caso, stiamo salvando un bam­bino da malattie tremende. Si tira sempre in ballo l’etica, ma l’etica dovrebbe guardare qual è il fine, e qui il fine è buono. Chi può disconoscer­lo? Mi sembra piuttosto che stia prendendo il sopravvento una visione cattolica incapace di accettare l’avan­zamento delle scienze.