Condividiamo appieno la lucidissima analisi a firma di Gabriella Ziani apparsa su questo giornale nei giorni scorsi dal titolo: "Quando il mercato piega anche l’etica". Sulla questione dell’ospitalità in Regione per porre fine alla non-vita di Eluana Englaro, infatti, il dietrofront della clinica Città di Udine è apparso a molti eccessivamente arrendevole di fronte al Potere, dopo il deprecabile atto di indirizzo del ministro Sacconi su cui i Radicali vogliono sia fatta chiarezza, tanto da chiedere alla magistratura di verificare se non sia stato commesso un qualche reato. Beppino Englaro nei giorni scorsi ha usato nelle interviste ai giornali il concetto manzoniano de "il coraggio uno non se lo può dare", associando all’immagine di don Abbondio quella degli amministratori della clinica udinese.
Non servono atti coraggio per far rispettare la sentenza su Eluana
Ma ci chiediamo: il coraggio di fare cosa? Una sentenza della Cassazione ha decretato il diritto di Eluana di far cessare tutti gli atti medici che la tengono in uno stato di vita vegetativa. Dove è finita la divisione dei poteri dello Stato tipica di ogni democrazia occidentale se un ministro può permettersi di minacciare, in presenza di una tale sentenza, "conseguenze immaginabili" nei confronti di chi deve eseguire la volontà dei magistrati? Ma ipotizzando che la clinica friulana avesse accolto Eluana ed avesse poi,in seguito a questo gesto, subito perdite economiche, non ci sarebbero state le prove di tale ritorsione spiegabile solo con una certa ideologia e disprezzo delle istituzioni? E chi avrebbe avuto ragione di fronte alla legge? E’ – spiace dirlo – una grande occasione persa per riaffermare che viviamo in uno Stato di diritto.
Abbiamo bisogno di gesti di civiltà in questo Paese per rimettere la giustizia al primo posto! Intanto, noi radicali stiamo raccogliendo firme per chiedere al Parlamento una legge dignitosa sul testamento biologico, sull’eutanasia e sull’autodeterminazione. Per strada – a parte qualche politico che ha tirato dritto o dichiarato di non voler firmare – la gente si è fermata a centinaia per sottoscrivere la petizione e far sapere che i nostri politici non ci rappresentano. La petizione per chi volesse è comunque sottoscrivibile anche on line, collegandosi al sito old.associazionelucacoscioni.it.
Clara Comelli
Cellula Coscioni del Fvg
Il presente articolo è visionabile in pdf a questo link http://www.radicalifvg.it/il_piccolo_220109.pdf