“Noi Siamo Chiesa

Il movimento internazionale “Noi Siamo Chiesa” con un documento di circa una settimana fa spiega perché non è giusto seguire l’indicazione di Ruini e invita i cattolici a dire la loro, liberamente, in occasione del referendum contro la legge sulla fecondazione assistita. “La nostra laicità, – si legge nel documento – che ispiriamo al Vangelo, ci impegna a cercare soluzioni possibili e che tengano conto di valori di fondo ma anche degli interessi collettivi e delle aspettative di tutti i soggetti in causa tra i quali ci sembra che, nella legge n. 40, sia particolarmente penalizzato lo status della donna”. Per quanto riguarda l’astensione “Noi Siamo Chiesa” ritiene “questa campagna un grave errore fondato su argomentazioni palesemente contestabili e non rispettose del metodo democratico del referendum che, in situazioni abbastanza simili (divorzio, legge n. 194) è stato invece fortemente sollecitato”. “Per noi cattolici – prosegue il documento – l’invito dei vescovi all’astensione dal voto a difesa di principi irrinunciabili e di una legge da preservare ad ogni costo si scontra direttamente contro la convinzione che ci troviamo di fronte a questioni opinabili sui quali la gerarchia cattolica, per il compito che le è proprio, non dovrebbe dare indicazioni vincolanti ma, al più, riflessioni che tengano anche conto delle diverse posizioni presenti nel mondo cattolico, nell’associazionismo e tra gli stessi studiosi”.

Il movimento internazionale “Noi Siamo Chiesa” con un documento di circa una settimana fa spiega perché non è giusto seguire l’indicazione di Ruini e invita i cattolici a dire la loro, liberamente. “La nostra laicità, – si legge nel documento – che ispiriamo al Vangelo, ci impegna a cercare soluzioni possibili e che tengano conto di valori di fondo ma anche degli interessi collettivi e delle aspettative di tutti i soggetti in causa tra i quali ci sembra che, nella legge n. 40, sia particolarmente penalizzato lo status della donna”. Per quanto riguarda l’astensione “Noi Siamo Chiesa” ritiene “questa campagna un grave errore fondato su argomentazioni palesemente contestabili e non rispettose del metodo democratico del referendum che, in situazioni abbastanza simili (divorzio, legge n. 194) è stato invece fortemente sollecitato”. “Per noi cattolici – prosegue il documento – l’invito dei vescovi all’astensione dal voto a difesa di principi irrinunciabili e di una legge da preservare ad ogni costo si scontra direttamente contro la convinzione che ci troviamo di fronte a questioni opinabili sui quali la gerarchia cattolica, per il compito che le è proprio, non dovrebbe dare indicazioni vincolanti ma, al più, riflessioni che tengano anche conto delle diverse posizioni presenti nel mondo cattolico, nell’associazionismo e tra gli stessi studiosi”.

La campagna referendaria sulla legge n. 40 sulla fecondazione assistita sta entrando nel vivo ed un argomento complesso e controverso, anche tra molti addetti ai lavori, sta diventando in modo diffuso oggetto di informazione e di discussione. Non sarà un referendum tra i tanti. I principi, le passioni, le diverse competenze e sensibilità si radicalizzeranno inevitabilmente su indicazioni opposte. Sono rimasti isolati i tanti che ritenevano opportuno ricercare con pazienza un compromesso alto che tenesse conto di tutti i valori, di tutti i soggetti in gioco e della stessa esperienza della legislazione degli altri paesi. Il problema, abbastanza nuovo, della fecondazione assistita presenta in sé un intreccio del tutto unico tra istanze etiche, ricerca scientifica e molto concrete speranze ed attese di donne e di uomini. Non è perciò una tematica molto adatta alle opzioni nette e contrapposte tipiche di un referendum. Per questo motivo ben altro ci pare dovesse essere lo sforzo per un accordo fondato, anche e soprattutto, sull’opinione di esperti in materia di bioetica, di medicina e di sociologia.

Una rigidità inaccettabile in Parlamento

La rigidità che ha ispirato i proponenti della legge n. 40 e che ha fortemente facilitato la insuperabile contrapposizione che si è determinata in Parlamento, è stata sponsorizzata dalla presidenza della Conferenza Episcopale Italiana (CEI). Ci è sembrata questa, aldilà delle parole, la manifestazione di un rapporto non equilibrato e sostanzialmente fondamentalista della gerarchia cattolica con le istituzioni e con la società. Essa cerca ancora, come già in passato, di trasferire una preoccupazione etica legittima e per certi aspetti comprensibile o condivisibile, in una norma giuridica vincolante per tutti. Non ci sembra questa una opzione felice per chi dovrebbe rivolgersi soprattutto alle coscienze richiamandosi alla libertà, alla carità ed alla misericordia di cui ci parla il Vangelo.

Una campagna per l’astensione dal voto
Questa posizione rigida della CEI viene ora riproposta scegliendo di organizzare, in prima persona, una campagna diffusa ed assillante attivando a questo scopo tutto il mondo cattolico a favore dell’astensione dal voto in modo da fare fallire il referendum per assenza del quorum e mantenere così in vita una legge considerata non emendabile. Questa posizione della CEI sta sempre di più creando, da una parte, una aspra contrapposizione con una vasta area della società italiana che non fa direttamente riferimento all’insegnamento della Chiesa cattolica e dall’altra un grande disagio tra molti cattolici che si ritengono adulti nelle loro scelte. Questo disagio si è già manifestato ma riteniamo essere ben più diffuso di quanto non sia finora apparso. Riteniamo questa campagna un grave errore fondato su argomentazioni palesemente contestabili e non rispettose del metodo democratico del referendum che, in situazioni abbastanza simili (divorzio, legge n. 194) è stato invece fortemente sollecitato.

Le contraddizioni della campagna
Osserviamo che non si può sostenere, sul piano teorico, che le proprie posizioni sono ampiamente condivisibili e condivise, a prescindere da appartenenze religiose od ideologiche, e poi rinunciare a verificare nelle urne il loro effettivo grado di consenso da parte dell’elettorato. E non si può affermare che si tratta di questioni rilevantissime ma fondare poi la propria strategia sull’ignoranza ed il disinteresse di molti elettori a queste tematiche e quindi al voto, piuttosto che sulla capacità di convincere e di esercitare egemonia etica e culturale.

Sono questioni opinabili
Ma per noi cattolici l’invito dei vescovi all’astensione dal voto a difesa di principi irrinunciabili e di una legge da preservare ad ogni costo si scontra direttamente contro la convinzione che ci troviamo di fronte a questioni opinabili sui quali la gerarchia cattolica, per il compito che le è proprio, non dovrebbe dare indicazioni vincolanti ma, al più, riflessioni che tengano anche conto delle diverse posizioni presenti nel mondo cattolico, nell’associazionismo e tra gli stessi studiosi. La questione dello status dell’embrione, come è noto, da sempre è molto discussa dal punto di vista teologico. I cristiani valdesi sostengono, per esempio, che esso è “ organismo vitale che ancora persona non è