Un altro brutto colpo per l’immagine della Maugeri, clinica modello nel campo della riabilitazione, arriva da Malta. Qui l’università di Stato ha deciso di congelare l’accordo che la legava alla clinica pavese dal 2010. Lo stop è arrivato dopo che si è appreso che i contratti di ricerca con una società maltese erano in larga parte finti: erano solo un pretesto per far sparire all’estero 15 milioni di euro di fondi neri. Le relazioni riguardavano l’area dell’ingegneria biomedica. Ma gli importi erano ben più limitati: un premio annuale da 500 euro al miglior progetto presentato dagli studenti e un assegno da 9500 euro per cinque borsisti intenzionati a sviluppare studi su temi come la deambulazione dei pazienti con la scoliosi e gli effetti degli antibiotici sui diabetici. «Abbiamo stretto l’accordo in perfetta buona fede, non ci risultava nulla di irregolare —dicono dall’Ateneo — ma ora sospendiamo gli accordi con le due realtà — Sib Laboratories e Fondazione Maugeri—sotto inchiesta». Questi progetti li seguiva davicino il commercialista Claudio Massimo, consulente della fondazione, interrogato nuovamente martedì dai pm Orsi e Ruta alla presenza degli awocati Giarda e Minniti.
Lui, però, si limitava a occuparsi delle reali attività di laboratorio, realizzate con l’Acca-demia di Scienza di Mosca tramite i partner maltesi. Tutto quel che Daccò e i suoi complici ci hanno costruito intorno per far sparire i fondi neri, lo ignorava. I contratti con la società maltese sono agli atti dell’inchiesta insieme ad altri incarichi affidati alla Mds, società di Gianfranco Mozzali, uomo della Maugeri, anche lui in carcere, dalle Asl lombarde, in particolare quelle di Milano nel 2005. Gli importi Di tutti quei soldi noi abbiamo visto ben poco Lavoriamo su computer che costano mille euro La reazione La rabbia è montata quando abbiamo letto quanto quei manager facevano figurare DAVIDE CARLUCCI pER loro la Fondazione Maugeri, fiore all’occhiello della sanità lombarda, era "la salvezza". «Dopo annidi lotte contro i baroni e fondi pubblici scarsi-raccontaAnnaMariaBianucci, la docente dell’università di Pisa che coordinava le ricerche farmacologiche – non ci pareva vero di aver trovato un partner che finanziasse i nostri studi». DESSO — con l’inchiesta della procura di Milano 11 he ha portato in carcere, tra gli altri, proprio l’expresidente Umberto Maugeri e la coppia Piero Daccò-Antonio Simone, i due amici ciellini del governatore Formigoni — i ricercatori scoprono che sulle loro teste sono passati fiumi di denaro, mentre a loro sono rimaste le briciole. Gli otto milioni che dalle società di Daccò dovevano arrivare all’ateneo che fu di Galileo si sono persi per strada, tra yacht, vini dilusso e costosi regali a personaggi utili alla cricca ciellina. Niccolò Carli, 35 anni, laureato in Informatica, è uno dei collaboratori di Bianucci all’università di Pisa, precario da sei anni. «Di tutti questi soldi noi abbiamo visto ben poco—spiega—Io lavoro da sei anni senza un contratto fisso, guadagno 1200 euro al mese. E per i nostri progetti utilizziamo tre normali computer da mille sono decisamente inferiori — in totale si arriva a 700mila euro — ma è significativo che una percentuale tra il 5 e I’ 11 per cento finisseallaMtbdi Daccò che, come è emerso anche in altri casi, non lavorava solo nel settore privato, ma anche nel pubblico, cioè nella sanità gestita dalla Regione, dove poteva contare su più di un’amicizia. Del resto, già nel contratto tra Mds e Mtb si legge che «l’attività svolta da Mtb ha procurato un sensibile incremento del fatturato di Mds, attraverso lo sviluppo di qualificate commesse di elevato profilo tecnico e con una diversificazione a livello regionale». Per questo l’azienda (con sede a Vienna) del faccendiere spesso generoso con il governatore doveva «gestire i rapporti con possibili committenti con i quali stipulare accordi atti allo sviluppo dell’attività di Mds», individuando il business «nell’ambito ospedaliero e socio sanitario». Con un’altra società del gruppo, la Semec, la Mtb stipulavaaccordi perla «analisi delle opportunità nell’ambito di possibili convenzioni e/o contratti pubblico-privato nell’ambito dell’attività sanitaria per le quali la nostra società potrebbe rivestire il ruolo di consulente delle amministrazioni pubbliche per l’impostazione e predisposizione di bandi». Daccò, insomma, era il punto di riferimento di molte aziende interessate a fare affari in quel mondo a cavallo tra pubblico e privato che offre in Lombardia sempre maggiori opportunità di mercato.