IL VATICANO -«Togliere il nutrimento e l`idratazione significa porre una persona malata in una condizione di estrema sofferenza e quindi la soluzione che appare all`orizzonte è quella di aver giustificato di fatto un`azione di eutanasia». Lo afferma l`arcivescovo Rino Fisichella, presidente della Pontificia Accademia per la Vita, che commenta con preoccupazione la sentenza di oggi sul caso di Eluana, una persona – rileva – che «è ancora in vita: il coma è una forma di vita e nessuno può permettersi di porre fine a una vita personale. Un giudice non può autorizzare un`azione di morte perché le intenzioni si modificano nel corso del tempo e della vita. La sentenza quindi «può essere impugnata presso una Corte superiore che possa ragionare con maggior serenità e meno emotività».
«ASSOCIAZIONE LUCA COSCIONI» – «Finalmente dopo sedici lunghi anni, la Cassazione e ora la Corte di Appello di Milano hanno ristabilito lo stato di diritto, riconoscendo la piena libertà di scelta di Eluana Englaro, libertà sancita dall`Art. 32 della Costituzione Italiana oltre che dalla Convenzione di Oviedo». Lo hanno detto Sergio De Muro e Valerio Federico.
IL MONDO POLITICO – Da parte del governo, secondo il sottosegretario al Welfare con delega alla Salute Eugenia Roccella il caso presenta un «preoccupante parallelismo» con quello americano di Terry Schiavo. Secondo il sottosegretario agli Interni Alfredo Mantovano «nella vicenda Eluana Englaro sono stati scavalcati i limiti che in passato gli stessi sostenitori dell`eutanasia avevano indicato come insuperabili; Eluana non viene tenuta in vita mediante cure mediche che possano essere qualificate come "accanimento terapeutico", ma solo mediante la somministrazione di alimenti, la cui interruzione determinerà la morte per inedia». Di «superbi» dei giudici parla Antonio Tomassini, presidente della commissione Sanità del Senato. «La decisione è rilevante e giusta» ha commentato Ignazio Marino, capogruppo Pd in commissione Sanità del Senato