Non è detraibile dall’Irpef come «spesa sanitaria» quella sostenuta per la conservazione delle cellule staminali del cordone ombelicale a uso «autologo», cioè per future esigenze personali, perché «non è riconosciuta efficacia terapeutica a questa procedura». Lo chiarisce l’agenzia delle Entrate nella risoluzione 155/E del 12 giugno. Alla richiesta di un contribuente che nel 2007, alla nascita del figlio, si era rivolto a una società privata per la crioconservazione delle cellule staminali del cordone,
e che chiedeva di detrarre i costi sostenuti (nella misura del 19%, per la parte eccedente 129,11 euro, come previsto dall’articolo 15 del Tuir), l’Agenzia risponde che questa spesa non può usufruire del beneficio fiscale, facendo riferimento alla «normativa sanitaria» in materia. In Italia, infatti, non è consentita la conservazione del sangue del cordone ombelicale per uso personale, tranne che in due casi (si veda, da ultimo, l’ordinanza del ministero del Lavoro, della salute e delle politiche sociali del 26 febbraio 2009):
• se il neonato o un consanguineo hanno una malattia in corso al momento della raccolta, per la quale risulti «scientificamente fondato e clinicamente appropriato l’utilizzo di cellule staminali da sangue cordonale» (si tratta del cosiddetto «uso dedicato»);
• se la famiglia è a rischio di avere figli affetti da malattie genetiche per le quali sia scientificamente fondato il ricorso alle cellule staminali del cordone.
É consentita poi la donazione del sangue del cordone, al momento del parto, «per uso allogenico»: il materiale biologico, in questo caso, è conservato nelle banche pubbliche e non è nella disponibilità esclusiva di chi lo ha donato, ma a disposizione della collettività.
Solo in questi tre casi, dunque, il sangue del cordone ombelicale può essere crioconservato (cioè congelato) in Italia. I genitori che intendono conservare le cellule staminali del cordone per uso autologo non dedicato possono esportarle all’estero, a proprie spese, e nel rispetto di una specifica procedura (che prevede la compilazione di un modulo da inviare al Centro nazionale trapianti, e la domanda di autorizzazione all’esportazione da inviare al ministero del Lavoro). Il costo della conservazione all’estero, effettuata da molte società che hanno anche sedi informative in Italia, è di circa 2mila curo. «Almeno 3mila famiglie, in gran parte italiane, si rivolgono a noi ogni anno per la conservazione del sangue ombelicale», spiega Massimo Cervellini, biologo del Bioscience Institute di San Marino. «Spesso – aggiunge – ci chiedono se la spesa è detraibile dall’Irpef». La risoluzione delle Entrate, citando un documento del ministero della Salute, sottolinea che «per quanto riguarda l’uso autologo non esistono al momento evidenze scientifiche consolidate a sostegno della reale utilità di tale pratica e pertanto mancano i presupposti per considerare la stessa appropriata».