Giudizi e Timori
«Gianfranco, smettila di occuparti di politica estera. Fai meno gite e stai più nel partito. Non vedi che Rutelli vuole prendere il posto di Prodi? Finirà che Prodi cercherà di rubare il posto a te». Sorrisi in sala, ma il volto abbronzato di quello che dovrebbe viaggiare meno non si distende. Per il presidente di An è la chiusura di una giornata tormentata. Per i suoi colonnelli, invece, è l’elaborazione dell’ultimo choc. All’ingresso di palazzo Wedekind, Maurizio Gasparri viene letteralmente bloccato da Lavinia Mennuni, assessore ai lavori pubblici del municipio Roma II, militante da quand’era ragazza: «Maurizio, ma Fini proprio a noi doveva dire che siamo diseducativi? A me, che in queste settimane ho consumato la suola delle scarpe per distribuire volantini per l’astensione?». Gasparri prende tempo, poi fotografa così la situazione del partito: «È come dopo un terremoto. Che si fa dopo un terremoto? Arriva la Protezione civile, no? Così dovremo fare dentro An. Fini ha sbagliato a criticare chi si astiene, ma per il resto ci aveva detto che avrebbe riparlato di referendum in un’intervista. Lo sapevamo, insomma. Che faremo adesso? Bisognerà sedersi attorno a un tavolo e ragionare».
Ragionare, ecco, perché, dice Ignazio La Russa avviandosi verso il dibattito di palazzo Wedekind «Fini non si giudica per ciò che ha detto in queste settimane, Fini si giudica per quel che ha dato a tutti noi in questi quindici anni».
Qualcun altro, però, ragiona anche su quanto ha dato lui, a Fini. Alle nove del mattino, per esempio, l’ingegner Gaetano Rebecchini ha già ripiegato il Corriere della Sera e deciso di autosospendersi da Alleanza nazionale. Consigliere dello Stato del Vaticano e presidente onorario della Consulta etico-religiosa di An, Rebecchini aveva già incassato un duro colpo quando, più o meno un mese fa, era trapelata l’intenzione di Fini di votare tre sì e un no al referendum sulla procreazione assistita. «Poi lui mi ha mandato una lettera, personale e toccante. “Per la tua pulizia morale e l’assoluto disinteresse personale del tuo impegno, sei l’unico al quale sento di dover porgere le mie scuse”, scriveva, aggiungendo che la sua decisione era dovuta a motivi personali, non politici. Ci incontrammo alla Farnesina, per due ore, e lui mi assicurò che dopo l’annuncio fatto non sarebbe più tornato sull’argomento. Uscito da quell’incontro, ho cercato di adoperarmi per stemperare le perplessità di quegli ambienti dell’episcopato sorpresi e disorientati dalla decisione di Fini. Ho fatto quel che potevo e ora lui ribadisce la sua scelta, addirittura dice che l’astensione è diseducativa… Mi chiedo se un partito possa avere un leader così inaffidabile».
Inaffidabile, inattendibile. Attorno a questi due aggettivi ruotano i commenti ufficiosi di quelli che, a differenza di Alemanno o Publio Fiori, preferiscono evitare dichiarazioni ufficiali. In privato, il partito ribolle. «An perde pezzi, adesso stanno pure organizzando questa Destra italiana del sud, con la Poli Bortone e la Mussolini, e lui continua a fare di testa sua, senza una strategia», si sfogano. Da Strasburgo, l’europarlamentare Franz Turchi – coinvolto nell’operazione Destra italiana – sostiene di aver ricevuto decine di telefonate di militanti e politici aennini del Mezzogiorno. Marcello Veneziani, invece, non è interessato a Destra italiana: «Potrei fondare di tutto, perfino una setta, ma un partito mai. La politica, anzi, mi interessa sempre di meno».
Mentre il partito ribolle e rinvia a luglio la resa dei conti con il suo leader, c’è chi ancora cerca di capire: «Fini ha mandato un messaggio: “Ho ancora le palle”. La prima volta, su Repubblica , la notizia del suo sì al referendum era uscita per caso, orecchiata nel corso di un incontro tra deputate. A quel punto, però, ha deciso di non tornare indietro. Gianfranco è fatto così, non tiene il piede in due staffe, non usa il “diverso parere” di una moglie, come fanno gli opportunisti». Nell’ennesima giornata di solitudine, per Fini un’amara certezza. Lui avrà pure mostrato di essere hombre vertical , ma i colonnelli, ormai, non si impressionano per questo. Non è più lui l’unica chiave di accesso al potere. C’è Berlusconi, potrebbe esserci Casini… «Peccato – ha commentato ieri il Cavaliere – Gianfranco, alla fine, è il più leale, ma vuoi vedere che lo lasceranno solo?».
Maria Latella