Da dieci anni era malato di Morbo di Gehrig e si batteva per la libertà di cura. Presidente dei radicali, sarebbe stato il capolista della «Rosa nel pugno» alle politiche. Aveva sete d’aria. Non ne entrava abbastanza nei suoi polmoni. Aveva sete di libertà e non si sentiva libero in un Paese dove la ricerca non è libera. Aveva una insufficienza respiratoria, ma ha rifiutato la tracheotomia e quando è arrivata un’altra crisi, più grave delle altre, non ce l’ha fatta. Luca Coscioni è morto ieri mattina, poco dopo le 10, nel suo letto, a Orvieto, al suo fianco la compagna di sempre, Maria Antonietta, che è stata moglie, amica e voce per i suoi pensieri. «Dai che ce la fai, Luca ce la fai», lo ha esortato Maria Antonietta. Invece è andata in un altro modo. È morto a 39 anni per una malattia degenerativa, la sclerosi laterale amiotrofica, che in quasi undici anni l’ha consumato senza tregua. Era un giovane docente di economia politica (aveva insegnato come professore a contratto all’università di Viterbo) – di formazione keynesiana ma preferiva definirsi «liberista» – e si allenava ogni giorno per la maratona quando la malattia è arrivata a cambiargli la vita. Era da poco stato eletto consigliere comunale nella sua città. «Mi sono ammalato ed è come se fossi morto», aveva scritto nel suo diario. In realtà ricominciò con un altro obiettivo: la lotta per la liberalizzazione della ricerca. La prima candidatura con i Radicali risale alla primavera del 2000,(la tessera al 1999) con la lista Bonino alle regionali, mentre ad agosto viene eletto tra i 25 membri del comitato di coordinamento. Il 13 febbraio del 2001 parla, attraverso un sintetizzatore vocale, al Parlamento europeo, illustrando le istanze di chi ha il futuro aggrappato alla possibilità o meno che la medicina intraprenda nuovi percorsi di sperimentazione. Durante le ultime elezioni, malgrado fosse capolista con i radicali, non riesce ad essere eletto. Il 20 settembre del 2002 fonda l’Associazione che porta il suo nome con lo scopo di difendere la libertà di ricerca, i diritti civili e umani. Parla di etica, medicina, politica. Durante il referendum sulla procreazione assistita sostiene una tenace battaglia per l’utilizzo delle cellule staminali embrionali soprannumerarie per la cura delle malattie degenerative come la sua. Dice: non sappiamo se funzionerà ma bisogna dare la possibilità agli scienziati di provare. Lui un tentativo sulla sua pelle l’aveva fatto il 20 maggio del 2002 all’ospedale San Giovanni Bosco di Torino: un trapianto – fallito – di cellule staminali adulte prelevate dal suo stesso midollo. Durante l’ultimo congresso della sua Associazione, ad Orvieto, il 3 dicembre scorso, nel corso del quale era stata annunciata l’adesione al progetto politico «La Rosa nel Pugno» – che lo avrebbe candidato come capolista alle prossime elezioni politiche – Luca aveva aperto i lavori grazie a un sofisticato sistema a comando visivo che permette di parlare con gli occhi. Parlare con lo sguardo: è stata l’ultima sfida che ha lanciato a una politica che non ha mai voluto affrontare fino in fondo i temi che l’ex maratoneta poneva. Libertà di ricerca, rivendicata da Luca Coscioni non era uno slogan fatto di parole. Luca Coscioni testimoniava ogni volta con la sua presenza, coraggiosa e ostinata, che libertà di ricerca significa dare speranza a persone che altrimenti non ne hanno. Non conosceva mezzi termini: profondamente laico, asciutto nelle sue rivendicazioni, esplicito nelle sue accuse contro gli «sconfinamenti prepotenti e pervasivi» della Chiesa. «Donne e malati sono stati immolati sull’altare della disinformazione e dell’illegalità», aveva commentato subito dopo il referendum. «Non mi sento libero. Non sono libero», ha scritto nel suo intervento che avrebbe dovuto pronunciare proprio oggi nella Sala Tevere della Regione Lazio in occasione della Prima Conferenza sulla Sla. «Perché – chiede – nel nostro paese le persone disabili non possono con una coscienza di libertà propria, essere soggetti attivi nel processo sia di scelta che di consumo di servizi e strutture libere per tutti gli altri individui?». Ieri mattina, mentre Luca lottava per catturare l’aria che non gli bastava, il suo amico e compagno di lotte Marco Cappato, segretario dell’Associazione «Luca Coscioni», stava dall’altro lato del telefono, con il viva voce attivato. «Per come ha vissuto, per i periodi neri dai quali a volte abbiamo temuto non riuscisse a riprendersi, per il leader che è stato sempre di più, lo voglio ricordare innanzitutto per come è stato cacciato, espulso, dai vertici della politica ufficiale nel nostro Paese, dalle elezioni politiche del 2001, dalla nomina governativa del Comitato nazionale di Bioetica, dalle regionale dell’anno scorso, e per come invece lo hanno onorato del loro sostegno 100 Premi Nobel di tutto il mondo, decine di migliaia di persone che in questi anni lo hanno sostenuto» ha detto Cappato. Il mondo della politica – da Prodi a Berlusconi – e quello della ricerca ieri lo hanno ricordato con parole di apprezzamento. I funerali si svolgeranno alle 17.30 domani in Piazza del Popolo a Orvieto. La Camera ardente sarà allestita dalle 10 presso la Sala consiliare del Comune. Oggi molte le commemorazioni nei Comuni italiani delle grandi città.
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