«Mi inviò un’ email, così l’ho scoperto»

di A. Gar.
Dentamaro: il giro elettorale su un’utilitaria, lui mangiava solo gelati. Cominciò così, era la fine dell’ottobre 2000 e i radicali decisero di eleggere on line il loro comitato di coordinamento. Una lista si chiamava «Radicali 3000», da un’idea di Bruno Zevi, che andava oltre il secondo millennio, e a quella lista arrivo una mail di adesione: «Sono Luca Coscioni, ho 33 anni, vivo a Orvieto. Sono impegnato nella lotta quotidiana alla sclerosi laterale amiotrofica. Il mio programma può essere riassunto in una parola: antiproibizionismo. In particolare, antiproibizionismo nella scienza». Cominciò così, lo racconta Gaetano Dentamaro, 43 anni, militante radicale, promotore di «Radicali 3000»: «Eravamo antiproibizionisti su tutto, droga, scienza, diritti religiosi e politici, mettemmo Luca in capo alla lista». Coscioni s’era presentato nella sua regione, l’Umbria, nella lista Bonino e aveva ottenuto 179 preferenze, ma quella mail gli apre la porta della politica nazionale. Ecco il ricordo di Dentamaro: «Elezioni 2001. Siamo stati un mese in giro per l’Italia, io, Luca e le nostre mogli, Antonella Spolaor e Maria Antonietta Farina, su una Ford Escort familiare. Lui poteva bere solo liquidi e noi avevamo dietro un frullatore. Spesso arrivavamo tardi al momento di mangiare. Andavamo nei ristoranti: Possiamo avere un filetto cotto, così poi lo frulliamo dato che il nostro amico ha seri problemi?. No, non si poteva, non si poteva quasi mai. Ci trattavano come zingari. Alla fine, Luca mangiò quasi soltanto gelati». Prima del tour Luca era stato al Policlinico Gemelli, a Roma, visita neurologica. «Il medico gli disse: “Ma dove vai, un viaggio non ti farà guarire, la politica ti farà soltanto male…” Dice Dentamaro che la difficoltà di Luca era proprio questa, riuscire ad affermare il proprio diritto all’esistenza. E non sopportava di essere trattato come un bambino, con condiscendenza. «Luca diceva: Perché tutti mi danno del tu, mentre a mia moglie danno del lei? Perché sto in carrozzina?». In quella stessa stagione pre-elettorale ci fu un comizio in piazza del Quirinale che concludeva la campagna radicale contro il presidente Ciampi, sugli spazi per la propaganda. Luca parlava attraverso il sintetizzatore. Ma la manifestazione non era autorizzata, arrivò la polizia e portò via tutti. Luca rimase lì, sulla sua sedia. E fece pipì in piazza. Fu durante quella stessa campagna che mentre Emma Bonino faceva lo sciopero della sete, lui decise di autoridursi i farmaci contro gli spasmi muscolari: «Stava malissimo, era difficile "maneggiarlo”, ma voleva dare il suo contributo». Avendo deciso di non fare il malato che si lamenta steso su un letto, Coscioni si trovava a fronteggiare numerose ”angherie”, così le chiama Dentamaro. Ad esempio, all’hotel Senato di Roma era costretto a entrare dal retro. «Non si riusciva a ottenere che fosse installata una pedana all’ingresso. Non vogliamo impressionare gli altri clienti, dissero i responsabili dell’accoglienza». Poi, c’era quell’altra storia. «Un ritornello: Luca era strumentalizzato da Pannella per i suoi fini politici. Come se lui non fosse nelle sue piene facoltà cognitive. Quando andava in televisione lui doveva prepararsi dei testi pronti, altrimenti avrebbe impiegato troppo tempo. Ecco, sul plagio di Pannella aveva sempre una risposta preconfezionata, la domanda era sicura». Ha ricordato Coscioni in uno dei suoi ultimi scritti: «La sclerosi non limita le facoltà dell’intelletto, rende lucida la coscienza di sentire la disperazione e la paura del tempo della vita».