Mettete al fresco il cordone del bebè!

di Emanuele Perugini
L’ospedale Carlo Poma è speciale: è l’unico in Italia dove le neomamme possono congelare le staminali del neonato «per usi personali». Costa 300 euro conservare una sacca. E le richieste fioccano da ogni regione

«Ho deciso di venire fino a Mantova per partorire perché solo in questo ospedale ho la chance di congelare il sangue del cordone ombelicale.Voglio dare al mio piccolo che sta per nascete tutte le possibili garanzie di salute. E questa offerta del “Carlo Poma” è una opportunità davvero preziosa». Ecco i motivi che hanno spinto Rosanna, una ragazza di 32 anni di Vercelli, a macinarsi circa 250 chilometti per partorire nella città lombarda.

Non è l’unica. Tantissime altre approdano o chiedono di essere accolte nel reparto di Ostetricia e ginecologia dell’ospedale Carlo Poma di Mantova. “Non ce la facciamo davvero più! Ci arrivano telefonate da tutta Italia. Siamo letteralmente sommersi di richieste!” Gia: ogni giorno, al telefono della Bamco, ossia la Banca autologa mantovana del cordone ombelicale, “arrivano almeno trenta o quaranta telefonate da tutte le citta italiane”, spiega Giovanna Gamba, presidente della Bamco.

“Sono mamme che esprimono lo stesso desiderio: venire a partorire qui da noi per poter poi conservare il sangue del cordone ombelicale, da cui si estraggono le famose cellule staminali. Vogliono offrire una garanzia in più per la salute dei loro piccoli che stanno per venire al mondo. Ma noi non siamo in grado di far fonte a tutte le richieste e in molti casi siamo costretti a dire di no”. Tra queste partorienti, ce ne sono alcune, come per esempio Carla, che ha avuto a che fare, in famiglia, con una malattia del sangue assai grave, e ha già avuto due figli. «Nel nostro caso, conservare le staminali», ci racconta Carla, «è una garanzia non soltanto per la mia piccola che sta per nascere, ma anche per i suoi fratellini. Se dovesse presentarsi l’occasione, potranno contare sulle cellule della sorellina per essere curati».

Ma cos’ha di così speciale questa struttura che opera a Mantova? Il fatto è che si tratta dell’unica organizzazione in Italia a permettere la conservazione del cordone ombelicale e il suo utilizzo «per scopi personali» . Si dirà: ma non esistono già, in Italia, banche del genere? Nelle altre strutture ospedaliere, dove sono stati creati analoghi centri di raccolta del cordone ombelicale, la donazione è consentita solo se eterologa, cioè a favore di chiunque ne potrebbe aver bisogno, magari per un trapianto di midollo o per la cura della leucemia. Un po’ come la donazione degli organi, insomma. A Mantova, invece, le mamme che vogliono mettere da parte per sé il sangue estratto dal proprio cordone ombelicale, lo possono fare, congelandolo in una sacca speciale che è in grado di conservarlo almeno per una ventina di anni. In termini tecnici si chiama donazione «autologa» .

L’intervento è molto semplice. Al momento della nascita, il cordone ombelicale viene letteralmente spremuto in modo da raccogliere il sangue che contiene in una sacca. Poi questa viene consegnata a un laboratorio che provvede a collocarla all’interno di un serbatoio speciale, dove, grazie all’azoto liquido, la temperatura scende fino ai 170 gradi sotto zero. Così il sangue e le preziose cellule staminali in esso presenti possono venir conservate in ottimo stato per due decenni buoni. Perché questa corsa a serbare il sangue del cordone ombelicale? L’ipotesi, molto remota, è che in futuro possa essere sfruttato per eventuali autotrapianti, qualora dovessero manifestarsi, nel corso della vita, malattie ancora alla ricerca di una cura risolutiva, come il morbo di Parkinson, 1’Alzheimer o altre affezioni neurodegenerative.

«In realtà, la possibilità che una persona usi il proprio sangue congelato per un autotrapianto», spiega il primario di Ostetricia e ginecologia dell’ospedale di Mantova, Gabrio Zacchè, «è molto limitata, nell’ordine di una su 15-20 mila». E poi c’è da dire che per il momento non esistono applicazioni terapeutiche esclusive con questo tipo di cellule. Ovvero: i trattamenti impiegati oggi per curare alcune forme di leucemia e di anemia possono infatti essere realizzati anche con cellule staminali prelevate da altre persone. Purché, naturalmente, i donatori siano compatibili con chi deve ricevere il trapianto. Nonostante queste considerazioni, sono sempre di più le persone che decidono di mettere da parte e congelare il proprio cordone. Anche Fiorello, la superstar di Viva Radio 2, in occasione della nascita di sua figlia Angelica ha deciso di farlo, rivolgendosi però a una società specializzata all’estero. «Si, purtroppo: la legge non permette di farlo in Italia», aveva spiegato infatti in un’intervista. In realtà, la situazione in Italia è diversa: la legge non proibisce la conservazione a scopi personali del proprio sangue cordonale, e neanche quella di altri tessuti. Un decreto del ministero della Salute vieta soltanto che queste banche siano affidate in mano a soggetti privati.

Tant’è che l’ospedale di Mantova è in grado di fornire il servizio grazie all’opera di una onlus, una società senza fini di lucro, la Bamco, per l’appunto, che poi si incarica di raccogliere le donazioni da parte dei privati. A differenza di Mantova, gli ospedali pubblici dove sono state allestite banche del cordone lo conservano in forma a nonimae poi provvedono a distribuirlo tra tutti i pazienti che ne hanno bisogno, scegliendo, a seconda dei casi, tra i donatori più compatibili.
«Quello che si vuole evitare a, spiega Nanni Costa, direttore del centro nazionale trapianti, «è che emergano casi di speculazione piuttosto gravi, come purtroppo sta avvenendo in molti altri Paesi». All’estero, infatti, questa pratica è diventata piuttosto diffusa e s’arriva a spendere fino a duemila euro per essere sicuri di poter contare in futuro su quella preziosa risorsa biologica.

”Il rischio di una speculazione”, spiega Pasquale Paolo Pagliaro, primario del Centro trasfusionale dell’ospedale mantovano, “è reale. Ma credo che soluzioni come quelle da noi adottate possano essere valide per il resto del Paese. Le persone continuano a chiederci di essere accolte, ma siamo una piccola struttura basata anche sul volontariato. E oggi quasi fatichiamo a prestare ascolto alla domanda delle donne di Mantova, che costituiscono il nostro bacino di utenza naturale…”. «Per superare gli ostacoli burocratici», interviene ancora Giovanna Gamba, «abbiamo deciso di sostenere il progetto attraverso una onlus, che sopravvive grazie a donazioni private, dopo aver avuto il via libera dal comitato di bioetica dell’Ospedale e l’autorizzazione da parte della Regione Lombardia».

Qual è il costo per la conservazione di una sacca? Si aggira attorno ai 300 euro. E nei serbatoi gelidi dell’ospedale mantovano attualmente ce ne sono almeno 800, conservate dal 2002 a oggi. Come si diceva, una delle strade per raccogliere fondi è affidarsi alle donazioni volontarie, da parte delle stesse donne che si rivolgono al Centro mantovano per ottenere questo particolare servizio. «Lo andiamo dicendo soprattutto ai nonni», spiega Gamba: «invece di comprare una tutina o un giocattolo, perché non fare un bel regalo ai nipotini e conservare le sue cellule staminali? ».

Ma anche se 300 euro non sono certo una cifra molto alta, c è chi non può permetterselo. E allora in questi casi a farsi carico delle spese è la stessa associazione. «Per la raccolta dei fondi», conclude Gamba, «abbiamo sottoscritto un accordo con la Coop. Praticamente prevede la conversione in denaro del premio raggiunto con la raccolta dei punti-spesa nei supermercati». Verrebbe da dire, insomma, pentole e stoviglie in cambio di cellule staminali. ..