«Eccellenza, la ringrazio della sua articolata risposta pubblicata il 25 febbraio e mi scuso del ritardo con cui replico. Le divergenze ci sono, ma queste non devono togliere l’occasione di dialogo: mi auguro accetti l’invito di un confronto pubblico sereno sui temi che qui comincio ad esaminare. Embrione. Nella mia lettera rilevato che chi dice che l’embrione è «uno di noi» deve poi riconoscere che questo vale sempre: ma che dire dello 0,8% dei casi in cui l’embrione si trasforma in un tumore maligno? Lei ha risposto che questo sarebbe uno di quei casi eccezionali in cui «fatichiamo a trovare una risposta immediata», ma non per questo possiamo negare i diritti all’embrione. Prendo atto della «fatica» a trovare la risposta: a me pare non la si possa trovare perché, anche se limitati di numero, i casi mettono in crisi il concetto stesso che l’embrione possa essere «uno di noi». Lei crede di poterla trovare perché ritiene che «nella totalità dei casi il concepito dà origine a un bambino». Ma neanche questo risponde al vero: su 6 concepiti 1 solo nasce, e 5 vengono scartati dalla natura. Dovremmo cercare di salvarli come è giusto fare e facciamo con i bambini? Per questo è assurdo dire che l’embrione è «uno di noi». Ma è anche dannoso. In Italia nascono circa 500.000 bambini l’anno ed il 5% di questi ha gravi malattie genetiche (oltre 25.000 l’anno): aver attribuiti i «diritti» all’embrione vieta la diagnosi pre-impianto, impedendo ai genitori di avere figli sani.
Famiglia e procreazione assistita. Ho gioito nel leggere il suo apprezzamento della tecnica che, a quanto capisco, include anche la procreazione assistita. Su quest’ultima, però, lei avanza poi riserve in quanto potrebbe recare un «danno» ai nuovi nati. Al proposito cita i casi estremi che scuotono l’opinione pubblica come quello delle «mamme nonne» ecc. Questi casi richiederebbero maggiori approfondimenti. Qui mi limito alla seguente osservazione sui casi «normali»: in Italia ogni anno nascono circa 500.000 bambini ed alcuni subiscono davvero «danni» gravi (violenze, abusi, ecc.) tanto che in circa 4.300 casi l’anno il tribunale dei minorenni li toglie ai genitori. Circa un bambino ogni 120 vive in famiglie che causano «disastri» tali da giustificare l’intervento del tribunale dei minori. Ebbene, per i circa 100.000 bambini nati negli ultimi 20 anni grazie alla tecnica non c’è mai stato nulla del genere. Dove sta il «danno» prodotto delle tecniche? Per questo affermo che la tecnica è benefica. È vero che non risolve tutti i problemi della vita, ma spesso aiuta e molto! Inoltre, quali sono i «valori» che giustificherebbero le limitazioni al ricorso alle tecniche previste dalla legge 40?. Errori del passato e tradizione. Nella mia lettera le chiedevo di favorire l’innovazione in ambito procreativo. Altri cristiani (valdesi, anglicani, ecc.) lo fanno: perché i cattolici devono sempre essere conservatori per pentirsi poi dopo qualche anno? Lei mi risponde che eventuali errori del passato «non ci autorizzano a scartare ciò che di valido ci viene comunicato dalla saggezza di chi ci ha preceduto».
Ma la saggezza ci dice anche che arrivati ad un certo punto, è bene smettere di rattoppare il vestito, perché lo si deve cambiare per prenderne uno nuovo. Così è stato su altri temi, come ad esempio lo Stato pontificio: dopo tante lotte e tanti anatemi il 10 ottobre 1962 l’allora cardinal Montini (futuro papa Paolo VI) riconosceva che la perdita del dominio territoriale «parve un crollo… e parve allora, e per tanti anni successivi, a molti ecclesiastici ed a molti cattolici non potere la Chiesa romana rinunciarvi… Ma la Provvidenza, ora lo vediamo bene, aveva diversamente disposto le cose». Non sarà che dopo le polemiche attuali la chiesa tra qualche tempo riconoscerà che la procreazione assistita è stata voluta dalla Provvidenza? I cattolici devono andare a votare ai referendum per evitare il ritardo della scienza e un blocco sociale. Con la speranza di potere continuare la discussione, la saluto cordialmente».