Ma l’Asia avanza

di Maurizio Paganelli
Il reportage Viaggio a Biopolis, la città della Scienza che attrae capitali e ricercatori dal mondo.

SINGAPORE
I “pescatori di cervelli”, adescatori dei migliori scienziati e professori universitari del mondo, stanno raccogliendo frutti multietnici dopo aver gettato reti ed ami. L’avanguardia è Singapore, la piccola tropicale città-Stato, che ha appena festeggiato i 40 anni d’indipendenza dagli inglesi, e che ora, dopo l’era di petrolchimica ed elettronica, scommette sulla Biomedicina. Ma tutta l’Asia, dalla Cina popolare a Taiwan, dall’India alla Corea del Sud, sembra aver chiaro che il futuro è nelle capacità intellettuali, ricerca e sviluppo, nell’intreccio virtuoso pubblico-privato. Da qui sembrano profetici gli appelli all’Europa del premier inglese Tony Blair sul bisogno di modernizzazione, quel “no ai sussidi e alla protezione agricola, sì a scienza, sviluppo, università”.
“La base della conoscenza permette crescita economica e competitività”, sostiene Philip Yeo, manager simbolo di Singapore nelle fasi della crescita economica, e ora a capo dell’Agenzia (A*star) per la Scienza, Tecnologia e Ricerca voluta dal governo e che ha creato Biopolis, città della Scienza, che sta per compiere due anni: “La chiave per creare una propria impresa con capitale intellettuale è attrarre Talenti”. Riecheggia, in modo forse primitivo, una frase di Thomas Jefferson: “Se una nazione pretende d’essere ignorante e libera, pretende ciò che mai è stato e mai sarà…Un popolo non può essere al sicuro senza il sapere”.
Da Stanford e New York da Oxford a Cambridge, da prestigiosi istituti come il tedesco Max Planck Institute, il francese Pasteur o lo svedese Karolinska, la raccolta di cervelli è impressionante: Alan Colman, uno dei padri della pecora Dolly, l’oncologo tedesco Axel Ullrich, il Nobel per la medicina Sydney Brenner, sir David Lane, famoso per la scoperta fondamentale sul cancro del gene p53, Edison Liu, dal National Cancer Institute (Usa), ora a capo del Genome Institute a Biopolis.
Costeggiando gli sterminati dock, giù per Marina Road, nell’intricato dedalo autostradale con guida a sinistra, tra palme e paulonie, appare la gigantesca scritta pubblicitaria DHL, “we move the world” (muoviamo il mondo), che sembra il miglior viatico a Biopolis, Buonavista Park, un grado a Nord dell’Equatore. Un investimento di 300 milioni di dollari, sette edifici dai nomi significativi (Genome, Proteox, Nanos, Chromos, Matrix…), collegati da ponti sospesi e dal reticolo di tunnel sotterranei, dove duemila ricercatori lavorano in laboratori pubblici e privati. L’area aperta agli investimenti, in due anni, è stata tutta già occupata dai giganti di Bigpharma, e ora si lavora all’ampliamento, entro il 2006.
Scienziati famosi, ma anche tanti asiatici, “cervelli di ritorno”. Feng Ju, nata e cresciuta a Shangai, biologa molecolare, specializzata in Usa e poi a Vancouver, Canada, è tornata qui, selezionata tra i migliori, per lavorare sulla febbre da Dengue, al Novartis Institute for Tropical Diseases, l’ente non profit della multinazionale svizzera, con a capo Alex Matter, l’inventore del Gleevec (l’antitumorale che ha rivoluzionato l’approccio alle cure della leucemia), e il cosmopolita professor Paul Herrling. Storia analoga per l’indiano Vasam, microbiologo, dopo una specializzazione a New York: ora è nell’équipe che studia la Tubercolosi.
Il governo autoritario e monolitico di Singapore, un record mondiale d’esecuzioni a morte in proporzione agli abitanti (poche, quindi, in assoluto: dati Amnesty), un basso voto nella classifica sui parametri democratici, secondo Freedom House, ha comunque il pregio di un livello basso di corruzione, mantiene una buona convivenza tra malesi, cinesi, indiani e tanti occidentali, e, soprattutto, ha idee chiare sullo sviluppo del paese. Il premier Lee Hsien Loong, figlio del primo presidente, vuole un ateneo multietnico e al top che formi i “cervelli” dell’Asia, e richiami quelli dall’estero. E l’università di Singapore è già tra le prime 20 del mondo, secondo il Times higher Education supplement e la migliore asiatica, escluso il Giappone, secondo l’Istituto of Higher Education dell’ateneo di Shanghai. “Puntiamo a rientrare nella Top ten”, ha detto il premier, che ha studiato sia a Cambridge sia ad Harvard, “esiste una forte competizione globale per attrarre i migliori, i più inventivi”. Per questo l’università avrà maggior autonomia. In Asia si emula il modello Usa.
“Qui tutto funziona, c’è libertà di ricerca anche sulle staminali, con limiti alla clonazione umana, interscambio ad altissimo livello tra le diverse discipline, dalla nanotecnologia alla biologia molecolare, dalla genetica all’oncologia”, spiega il professor Herrling, seduto a sorseggiare un classico Singapore Sling, (il miglior long drink del mondo, per alcuni), al bar del Raffles Hotel, albergo in stile coloniale che lo scrittore William Somerset Maugham definì “simbolo di tutte le favole del Sud Est asiatico”.
Perché tutta Bigpharma, da GlaxoSmithKline a Novartis, da Pfizer a Roche, investe nella “città del Leone”? Isola-stato, dalla nascita aperta al libero scambio, oltre ad essere molto “occidentale” fornisce agevolazioni fiscali, contributi, legislazione non restrittiva sulla ricerca ma forte normativa sui brevetti, avanzatissime infrastrutture e tecnologia. Ad ogni dollaro d’investimento ne corrisponde un altro del governo. “In Francia c’è troppa burocrazia, in Germania hanno distrutto l’università, negli atenei italiani domina la politica, in Usa le ultime leggi frenano l’immigrazione: dunque Asia”, è la risposta di Herrling. Fa eco il professore scozzese sir David Lane, trasferitosi da Dundee a Biopolis a capo dell’Istituto di Biologia Molecolare: “In Europa è difficile ottenere finanziamenti, enormi perdite di tempo, burocrazia. Qui bussi ad una porta, parli, concordi, realizzi: i nostri laboratori hanno tutti acquisti centralizzati, non c’è alcuna difficoltà a consultare, lavorare e collaborare tra i diversi istituti”.
Paradiso degli scienziati: soprattutto libertà di ricerca. Ma niente a che vedere con l’incubo del visionario Aldous Huxley, e le sue fattorie d’embrioni (ne “Il mondo nuovo” scrive: “Naturalmente si sono ottenuti risultati molto migliori in alcuni Centri tropicali, come a Singapore…”). C’è un rigido Comitato etico, una precisa regolamentazione. E in più, niente proteste animaliste, problema tutt’altro che secondario in Gran Bretagna. A Biopolis ora, come previsto, sono in arrivo, nei sotterranei, i 250mila topi e ratti cavia annunciati e, dopo, sarà il turno delle scimmie. Serve anche questo alla ricerca.
“Caccia al talento” e buon sistema universitario: questa la “febbre asiatica”. La Cina spinge per migliorare gli atenei, e già alcune grandi università occidentali (prima la John Hopkins) aprono succursali in Asia: adesso la Nottingham University, con un campus a sud di Shangai. Per gli studenti di Singapore è previsto anche una sorta di “prestito d’onore” per le specializzazioni all’estero: basta sottoscrivere l’impegno di tornare a lavorare alcuni anni nella città-stato. Ma si vogliono attrarre anche studenti internazionali. E la pubblicità per un postdoc a Biopolis è, ironia della sorte, affidata ad una italiana, Melissa Assirelli, che lavora all’Institute of Chemical and Engineering Sciences: “Sono realmente impressionata dell’ambiente multidisciplinare e dall’eccellente ricerca. Posso in ogni momento apprendere e scambiare idee con altri ricercatori di diverso approccio”, sorride dal depliant. Saluti da Singapore.