Ma la scienza può essere d’aiuto alla vita

Italia: A Colloquio con Realacci, deputato della Margherita

«Dico sì alla ricerca scientifica perché a priori sono favorevole ad interventi sulla natura se portano ad un miglioramento delle condizionì di vita».

È questo il pensiero di Ermete Realacci, presidente onorario di Legambiente e deputato della Margherita. Uno di quelli, Realacci, che al referendum abrogativo della legge 40/2004 sulla fecondazione assistita aveva votato sì, convinto che la legge andasse modificata perché troppo lacunosa. «Ma sottolinea Realacci non me la sento di condividere il pensiero di coloro che intendono spingere la ricerca oltre ogni limite».

Secondo Realacci ci sarebbe bisogno di una riflessione seria in merito alla ricerca, «una riflessione che, noi che abbiamo perso il referendum, ancora non abbiamo fatto». «La sconfitta al referendum continua Realacci fu un segno evidente di una certa distanza tra il popolo e l’elite del Paese, un po’ come avvenne in Francia e Olanda in occasione dell’approvazione della Carta Costituzionale europea». Che la legge 40 non sia una buona legge a detta di Realacci è fuori discussione. «Personalmente ritengo che sia necessario andare avanti con la ricerca e se “lavorare” sulle cellule staminali embrionali crea troppi problemi, potremmo convogliare le energie maggiormente su quelle staminali adulte e cercare di capire che risultati si ottengono».

Parla anche di Mussi, Realacci, e della sua deciso ne di ritirare il sostegno dalla dichiarazione etica europea sulle cellule staminali embrionali. «Non mi interessa spiega commentare la scelta di Mussi, perché è stata a mio avviso interpretata troppo in senso politico. Lo ripeto, a me interessa maggiormente ribadire l’importanza che per la vita può avere la ricerca e, nel contempo, la pericolosità di una ricerca senza limi ti. E ancora: «Se in Italia vi sono diversi tessuti connettivi che sulla bioetica hanno pensieri diversi, tanto meglio. Anzi, credo che questi tessuti siano la forza del nostro Paese, come credo lo siano le voci diverse che essi esprimono».