Ma l’Italia non è clericale

Riccardo Barenghi
Il cardinal Ruini dice che non ha vinto lui ma forse vuole dire esattamente il contrario. Invece dice la verità. Per quanto appaia paradossale, l’Italia che esce fuori dal referendum non è il Paese che le gerarchie cattoliche amerebbero che fosse: fedele ai precetti della Chiesa, ubbidiente al clero, conservatore, bigotto al punto giusto.
Papista insomma, nelle sue scelte di vita come in quelle politiche. Semmai, e di questo Ruini dovrebbe preoccuparsi, la campagna astensionista del Vaticano e gli stessi messaggi del nuovo Papa – così netti, esposti, radicali, così «politici» – sono stati utilizzati come alibi da milioni di persone.

Che non hanno votato perché non hanno voluto prendere parte, cioè partecipare a una contesa di cui evidentemente sono sfuggiti gli enormi aspetti simbolici mentre hanno prevalso quelli specifici. Troppo specifici, complicati, difficili da decodificare. Troppo faticoso cercare di capire che cos’è la fecondazione eterologa per chi non ha problemi di questo genere, troppo impegnativo informarsi a fondo su cosa significa per chi è (o sarà) malato consentire la ricerca sulle cellule staminali embrionali. Se non ce l’hai in casa, il problema non esiste, non ti riguarda. Non è un’astensione clericale ma è peggio: un’astensione indifferente.

Se però domani si votasse sull’abolizione del preservativo, della pillola, del divorzio o anche dell’aborto (e chissà che non succeda), oppure sulla proibizione del sesso prima del matrimonio, sulle unioni di fatto, comportamenti che la Chiesa condanna tanto quanto la fecondazione, cosa farebbe l’italiano medio che oggi passa per clerico-papista? Neanche se fosse agosto se ne andrebbe al mare. Andrebbe a votare, parteciperebbe attivamente, potrebbe addirittura impegnarsi nella campagna elettorale, scendere in campo come si dice oggi. Ci penserebbe dieci volte prima di farsi togliere un diritto che esercita quotidianamente nella sua vita: lui, sua moglie, i suoi figli, gli amici, i vicini di casa. Non servirebbero a nulla gli appelli di Ruini, gli interventi del Papa, le parrocchie (che forse non riuscirebbero nemmeno a mobilitarsi per mancanza di volontari).

I valori della vita tanto propagandati e oggi apparentemente trionfanti lascerebbero il passo ad altri valori, anch’essi della vita ma di una vita più reale, toccata con mano. Il quorum verrebbe superato, le richieste abrogazioniste respinte con perdite, l’Italia si riscoprirebbe laica. E soprattutto, speriamo, non indifferente.